Gioco
«I pazienti mangiano dopo due giorni, prima serviva una settimana»
L’entusiasmo nell’equipe del 6° padiglione: «Finalmente, aspettavamo questa rivoluzione da vent’anni Per i degenti cambia tutto»
LIVORNO
«Qualcuno ogni tanto ci chiede: “Come fate adesso che Viti è andato via?”. Noi rispondiamo mostrando i numeri che dicono che il reparto si è evoluto, è cresciuto, è migliorato», raccontano i chirurghi della Chirurgia Generale, che per anni hanno lavorato in equipe con Maurizio Viti, ma sempre in un ruolo di gregari, uno o anche due passi indietro.
Oggi in prima linea, al tavolo della sala operatoria, ci sono loro. Affiancati dal primario Andrea Carobbi, che li sta guidando velocemente verso la frontiera moderna della chirurgia mini-invasiva.
La nuova sfida della laparoscopia ha dato entusiasmo a questi medici esperti, che per lo più a cavallo tra i 45 e i 55 anni, stanno vivendo la loro maturità professionale con una rivoluzione che aspettavano da anni.
Per il più esperto di loro, Maurizio Matronola, pezzo storico del reparto, che oggi è anche responsabile a Portoferraio, è pure una vittoria personale: «Finalmente stiamo riuscendo a mettere in pratica metodiche moderne nella condotta clinica del malato, prima durante e dopo l'intervento, che per 20 anni ho cercato di portare avanti all'interno del reparto senza mai averne avuto la possibilità», racconta.
È stato lui, negli anni “vitiani”, a spingere più di tutti il pedale sulle tecniche mini-invasive e a insegnare ai colleghi più giovani la laparoscopia. Mai però è riuscito a imporla come prassi consolidata del reparto.
«Le linee erano chiare: si poteva operare, ma negli interventi maggiori solo con metodica open, cioè tagliando», racconta Valerio Gentile, 45 anni, curriculum accademico di gran prestigio, arrivato al 6° padiglione nel 2013.
«Prima era proibito dare da mangiare al paziente fino alla sesta giornata, ora alla sesta giornata vanno a casa. I decorsi sono più veloci e meno dolorosi: già il giorno dell’intervento i pazienti possono bere, dopo due giorni mangiano», continua Gentile. «Recentemente - racconta - ho eseguito un intervento su una lesione da scoppio dell’intestino: laparoscopia, due punti, sutura dell’intestino e in 5 giorni il paziente era a casa. Prima non c’avremmo pensato. La laparoscopia la utilizziamo anche su pazienti già operati con taglio mediano, ad esempio per l’anastomisi che facciamo in maniera mini-invasiva». G.C.
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