Il Tirreno

Livorno

L'editoriale

Coltivare l'intuizione

Fabrizio Brancoli
Coltivare l'intuizione

L'editoriale. Dovremmo imparare che i tesori non sono sempre stati illuminati dai fari, protetti da teche e allarmi

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La tavola era divisa in cinque pezzi, sparsi in quella soffitta buia e umida, nel convento di Sant’Agostino a Massa Marittima. Era il 1867, l’Italia era unita da poco. C’erano dei lavori edili e Stefano Galli, insegnante e studioso di storia locale, vide quel legno dipinto e spezzato. L’avevano usato addirittura per coprire un deposito che raccoglieva la cenere di una stufa. Galli accostò le cinque tavole: il puzzle più emozionante di una vita intera. Era la Maestà di Ambrogio Lorenzetti, un capolavoro trecentesco inestimabile.

Passarono ottantotto anni. Un giorno a Vado all’Arancio, non lontano dal convento, un agricoltore di nome Dino Arzilli arrestò all’improvviso la trebbiatura, scorgendo nel suo podere una statuetta in pietra. Non la riconobbe. Ma, siccome l’arte è un mistero, decise comunque di conservarla. La mise in un pollaio e se ne dimenticò; le galline amavano farsi il becco contro quella strana figura a braccia conserte. Era il 1955. Una ventina d’anni dopo, l’oggetto fu notato da un falegname, Sergio Bucci, che convinse il contadino a interpellare gli esperti. Venne fuori che era una stele preistorica antropomorfa, del tremila avanti Cristo.

Stefano, Dino, Sergio. Il prof, il contadino e il falegname. E con loro quelli che nel 1999, restaurando le fonti dell’Abbondanza, scoprirono l’Albero della Fecondità, uno stupefacente affresco profano del ’200, nel quale volano aquile nere, i falli sono appesi ai rami e una piccola folla di donne staziona tra liti e attese. Tutti lì, tutto lì, a Massa Marittima.

Dovremmo imparare che i tesori non sono sempre stati illuminati dai fari, protetti da teche e allarmi. A volte sono nascosti nelle soffitte, o nei pollai. Li troviamo mentre siamo impegnati a fare altro. Prima di essere ammirati, restavano sospesi nell’oblio del tempo, tra cenere e galline. Forse c’è una lezione: restare curiosi e aperti. Accorgersi della bellezza non annunciata. Coltivare l’intuizione, dare valore alla sorpresa. Certo, non è un programma elettorale. Ma potrebbe salvarci la vita.



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