Gioco
I Siberia salutano i fan «Bellissima avventura ma ora ci separiamo»
l’addio
I Siberia si sono sciolti. Fine di un capitolo, o forse di un’era che ha scandito una certa rinascita della leva cantautorale a Livorno. C’è il rock e l’underground, contro il pop e il mainstream. La provincia cronica e la metropoli seducente. Distanze che si accorciano sull’altare del successo, ma la verità torna a galla dove si specchiano gli animi puri. Così una promessa può sciogliersi, ma il talento resta ed è un tesoro da coltivare. Non lo faranno più assieme i membri di una band livornese che, a sorpresa, ha annunciato sui social il suo epilogo. «Ciao ragazzi – si legge nel post sulla pagina Facebook dei Siberia -, speriamo che stiate bene e che siate riusciti a superare indenni, in ogni senso, questo duro periodo. Abbiamo avuto di cui riflettere, sia personalmente che come band, e siamo davvero dispiaciuti di comunicarvi che i Siberia si fermano qui. Questo percorso infatti ci ha portato a delle esperienze incredibili, che porteremo con noi tutta la vita. Non abbiamo dominato le classifiche, però a nemmeno trent’anni abbiamo pubblicato tre dischi, abbiamo suonato decine di concerti, aprendo le date di artisti come Cure, Editors, Interpol, Paul Weller, Baustelle; abbiamo suonato un brano come “Patria” in prima serata sulla Rai, abbiamo ricevuto l’affetto di qualcuno che cantava le nostre canzoni a squarciagola dall’altra parte d’Italia» . E giù commenti a centinaia, stupore e dispiacere di fan, amici e addetti ai lavori. Ringraziano tutti i Siberia, da chi li ha scoperti quando erano “quattro scappati di casa”, scrivono loro, fino alla Sugar Music, che ha puntato su di loro nel 2018 e ha firmato il loro ultimo album “Tutti amiamo senza fine”. Uscito a fine novembre del 2019, doveva essere il disco del salto verso il grande pubblico, con un indirizzo decisamente più commerciale rispetto ai precedenti . Poi è arrivato il lockdown, che ha interrotto quasi sul nascere il tour 2020 per il lancio del terzo album. Giusto il tempo di presentarlo al The Cage, più qualche altra data e poi lo stop. Ma se qualcosa si è rotto all’interno della band non è colpa della pandemia. «Si stavano delineando – afferma il frontman della band Eugenio Sournia – varie identità artistiche e non c’era più la possibilità di tenerle unite in un unico progetto. Così si è deciso non di congelarlo, bensì di chiuderlo definitivamente. Ma i nostri rapporti restano buoni. Ognuno di noi seguirà la propria strada ». Luca Mele, Matteo D’Angelo e Cristiano Sbolci Tortoli sono gli altri componenti di una band la cui genesi risale al 2010 e, nella sua formazione precedente, ha visto Piero Laganà al basso nel primo disco. Il lato dark pop ha fatto dei Siberia un fenomeno in ascesa nella scena italiana, con quel nome ispirato al libro di Nicolai Lilin “Educazione siberiana” e una poetica profonda e matura, troppo preziosa per ridursi a rincorrere le mode del momento. —
D.S.
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