Gioco
Cup trasferito: utenti in fila sotto il sole al settimo padiglione per prenotare un esame
L’utenza, per lo più anziana, costretta ad aspettare l’accesso al Cup nell’ora più calda della giornata con 32 gradi, due soli gazebo (sotto cui si rischia l’assembramento) e poche sedie su cui riposarsi
LIVORNO. Giovedì 9 luglio, ore 14.30: il termometro segna 32 gradi. Abbiamo visto estati più torride, non c’è dubbio. Una leggera brezza di Ponente allevia in qualche modo la calura. Ma sempre 32 gradi sono. E fa caldissimo. Davanti al 7° padiglione dell’ospedale una fila di poveri livornesi aspetta di poter accedere alla struttura per prenotare un prelievo, una visita specialistica o per cambiare il medico.
Sono quelli che fino a tre giorni fa sarebbero andati al distretto di Fiorentina e che adesso - con la chiusura del Cup di via Fiera di Sant’Antonino e il suo trasferimento in viale Alfieri - sono costretti a rivolgersi al 7° padiglione. Con una differenza enorme però, quella dell’orario, non più la mattina, ma a metà giornata, dalle 13.30 alle 17: le ore più torride della giornata, quelle in cui d’estate i medici, da sempre, consigliano a chi può di starsene a casa, al fresco.
E invece a Livorno succede il contrario: il servizio Cup, quello che ha un’utenza soprattutto anziana, apre alle 13.30. In una situazione normale il problema non sarebbe l’orario. In una situazione normale ci sarebbe una sala d’attesa, con l’aria condizionata o un ventilatore, le tapparelle abbassate, le sedie su riposarsi. Ma, si sa, non siamo in una situazione normale e così la sala d’attesa non c’è. Si aspetta fuori, al caldo, costretti a stare sotto il solleone ad aspettare il proprio turno.
PELLEGRINAGGIO OBBLIGATO
Il pellegrinaggio dell’utenza di Fiorentina è quasi obbligato, visto che l’unico modo per evitare di recarsi allo sportello sarebbe un numero dedicato (0586223333) al quale se va bene risponde una voce guida che dopo aver fatto selezionare l’opzione, invita a riattaccare a causa dell’elevato traffico telefonico. L’alternativa è andare in via Peppino Impastato, l’unico altro distretto rimasto aperto (visto che quello di Ardenza è chiuso da due anni), ma serve l’automobile perché gli autobus non c’arrivano e comunque per molti è fuori mano.
È vero che ci sono le App e i computer (nel pezzo in basso l’Asl ricorda le altre modalità di prenotazione, ndr), ma per una parte dell’utenza livornese evidentemente non sono strumenti così semplici da utilizzare. E c’è qualcuno che ancora preferisce il contatto umano.
L’ORA PIÙ CALDA
L’orario scelto pone grossi dubbi: da una parte si chiude il Cup di Fiorentina per un miglior rispetto del distanziamento sociale, ma dall’altra si rischia che qualcuno venga colto da un malore. Per fortuna, vien da sdrammatizzare, siamo già dentro l’ospedale... Alle 14.30 sono più di 30 le persone in attesa. Due infermiere sono “al pezzo” dando informazioni quasi di continuo. Una di loro ha una lista per capire chi arriva e ha l’appuntamento per una visita intramoenia e indica la via del sotterraneo, dal quale poi si accede subito dopo al reparto salendo pochi gradini.
Davanti alla rampa di scale, c’è una transenna che interdice l’accesso al pubblico. Da ora si può entrare solo percorrendo la rampa in metallo zincato, allestita recentemente che si dipana a zig zag. Sembra quasi le transenne che stanno davanti ai musei per organizzare le code. Dall’ultimo in fila, procedendo fino a chi aspetta finalmente il suo turno, si contano 23 persone che stanno regolarmente tra loro ad almeno un metro e mezzo di distanza. Tutte le altre (un’altra decina in tutto) aspettano sconsolate sotto due gazebo allestiti di fronte e separati dalla sede stradale che permettono un riparo di fortuna dalla canicola.
C’è anche qualche sedia, ma non basta. In piedi c’è anche una donna ottuagenaria che deambula con la mazza e che ogni tanto tentenna. In due arrivano, stanno dieci minuti e vista la lentezza con cui la fila si muove se ne vanno: «Non è possibile», commentano. Gli altri aspettano, silenziosi, sconsolati, sudati.
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