Il Tirreno

Livorno

Crestacci porterà in scena l’uomo Pietro Mascagni tra pregi, debolezze e storia

Maria Teresa Giannoni
 Crestacci porterà in scena l’uomo Pietro Mascagni tra pregi, debolezze e storia

Un’altra sfida per l’attore che dopo aver impersonato Modigliani e Caproni si cimenta con un altro grande che la città ha tardato ad amare 

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Il presonaggio/1

Maria Teresa Giannoni

Per Michele Crestacci sarà davvero una bella sfida. Dopo aver portato sul palco personaggi livornesi illustri come Modigliani, Caproni e Picchi, misurarsi con Mascagni non deve essere uno scherzo. Questa volta però non sarà solo: oltre ad avere accanto Alessandro Brucioni e in veste di coautore e regista, dividerà la scena con il fisarmonicista Massimo Signorini. Una vicinanza che sulla carta è davvero felice, Signorini suona spesso Mascagni e lo fa con grande profondità suscitando ogni volta molta emozione. «Ci stiamo avvicinando al personaggio Mascagni – spiega Brucioni – e come abbiamo fatto sempre per gli altri personaggi cerchiamo una chiave di lettura. Per esempio non sfuggiremo all’etichetta che gli è stata appiccicata addosso, quella di fascista. Il monologo sarà un viaggio continuo tra passato e presente». «Ma noi - continua - siamo come dei medium. Di fronte alla storia di personaggi come quelli che abbiamo portato in scena in questi anni forziamo le stanze chiuse, entriamo nelle cantine, spiamo dalle loro finestre per capire e riconoscere la loro grandezza». Uno spettacolo di narrazione come gli altri della trilogia livornese che Crestacci ha portato con successo molte volte fuori da Livorno. La biografia del grande compositore è ricchissima di spunti, con il successo arrivato inatteso e totalizzante, la fama, le tournée, il rapporto con gli altri compositori, una vita sentimentale piuttosto complicata. «Mascagni è un cavallo di razza, ma anche questa volta mi focalizzo sempre sulla parte umana di un personaggio – dice Crestacci – Anche questi grandi personaggi sono uomini come noi, hanno tradito, hanno amato. Quello del fascismo di Mascagni resta un nodo ancora da sciogliere, un tema che affronteremo subito direttamente nello spettacolo perché il personaggio alla fine parla di noi, di com’erano l’Italia e la Livorno di allora. Quello del fascismo è un retaggio che Livorno non scorda e Mascagni è un’eredità imponente per una città che gli ha dedicato una grande terrazza sul mare». Una comunità e un’epoca che rivivono attraverso uno dei suoi protagonisti. «Ma non c’è solo Livorno – continua Crestacci – c’è molto altro. Mascagni è un po’ come Modigliani, sono artisti internazionali. In Mascagni c’è la Sicilia e l’immagine che il mondo ne ha, c’è Verga, lui stesso era andato via da Livorno e quando compose “Cavalleria” stava a Cerignola. Mascagni è Scorsese, è il grande cinema, basti pensare alla scena finale di “Toro scatenato” con la musica dell’Intermezzo di “Cavalleria Rusticana” e De Niro che gira sul ring in accappatoio: quelle note evocano allo spettatore uno straziante abbandono. Tenendo presenti tutte queste cose il nostro non sarà uno sguardo da provinciali sul personaggio Mascagni. anche se poi anche Scorsese è uno che torna a parlare di provincia e ne fa uno dei grandi temi del suo cinema. Per noi parlare del genio di Mascagni è scoprire che il genio è un po’ ovunque, è intorno a noi». —

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di Redazione web