Il Tirreno

Livorno

A 28 anni operata alle ovaie in gravidanza «I medici hanno salvato me e il mio bimbo»

Giulio Corsi
A 28 anni operata alle ovaie in gravidanza «I medici hanno salvato me e il mio bimbo»

La maxi-ciste ovarica, larga 10 centimetri, stava per torcersi e causare un’ischemia: è la prima operazione del genere eseguita a Ginecologia  

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la storia

Giulio Corsi

«Quella dottoressa è stata un angelo: ha salvato la vita a me e al bambino che tengo in pancia. Ero andata in ospedale per l’ecografia di controllo del primo trimestre di gravidanza, che prevedeva anche la misurazione della translucenza nucale. Lei ha visto una ciste e qualcosa non l’ha convinta. Mi ha detto che voleva parlarne col primario e farle vedere le immagini dell’eco. Il giorno dopo mi hanno chiamata dal reparto di Ginecologia, mi hanno fissato esami immediati e altre visite. Era martedì: d’improvviso ho scoperto che avevo un’ovaia quasi in torsione e che rischiavo di perdere il bimbo. Nel giro di quattro giorni mi hanno operata d’urgenza, il sabato ero già a casa, in forma. E mio figlio sta bene».

Rosita, 28 anni, napoletana di origine e livornese per amore, è ancora emozionata mentre racconta ciò che le è successo la scorsa settimana: «È avvenuto tutto così velocemente, sapevo della ciste, ma la mia ginecologa privata, alla visita precedente, mi aveva detto di non preoccuparmi, che in gravidanza capitano e che generalmente si riassorbono. Purtroppo non era questo il caso: la ciste era cresciuta pericolosamente. Se non fosse stata per quella dottoressa e per il primario...».

Per l’ospedale di Livorno è stato il primo intervento sulle ovaie eseguito su una donna in gravidanza. «Sono casi molto rari, spesso legati a ovaie che non funzionano bene o stimolate da cicli di fecondazione assistita», spiega il dottor Sergio Abate, nuovo primario di Ostetricia e Ginecologia arrivato all’8° padiglione da Savona lo scorso marzo. «Ne capita uno ogni 8000 - continua -. Ma è importante non esitare perché più va avanti il tempo della gravidanza, più cresce l’utero e diventa difficile gestire la paziente e i rischi per il feto aumentano».

La ciste aveva raggiunto le dimensioni di 9-10 centimetri, più grande di una pallina da tennis. «L’ovaia si stava torcendo, girando su se stessa e il rischio di perderla era molto concreto», spiega il primario. La conseguenza diretta della torsione in questi casi è infatti un’ischemia dovuta all’interruzione della circolazione annessiale, che può portare anche alla necrosi di ovaio e tuba.

«Quando è venuta per lo screening di routine la signora accusava leggeri dolori al fianco – racconta il primario -, le colleghe del reparto sono state brave a indicarmi subito il caso. Questa cisti non sarebbe scomparsa, c'era del muco, tendeva a crescere e da qui è nata la necessità di operarla. Ho parlato con la paziente, le ho spiegato la situazione».

È stato proprio Abate ad andare in sala operatoria: «Nonostante si tratti di casi rari, come dicevo, me ne erano già capitati alcuni in carriera – continua il primario -. Sono interventi che prima si facevano in laparotomia (cioè in maniera invasiva, con apertura chirurgica dell’addome, ndr), mentre ora si lavora in laparoscopia, cioè con chirurgia mini-invasiva. In mezz’ora abbiamo tolto la cisti, ricostruito l'ovaio completamente, controllato la gravidanza. E il giorno dopo la signora è stata dimessa. Un ruolo importante è stato quello degli anestesisti, con i quali abbiamo condiviso tutte le cautele per la scelta del tipo di farmaci che in questi casi è molto delicata».

«Un tempo – ricorda Abate - la donna in gravidanza era considerata un simulacro non violabile in alcun modo, adesso invece si fanno interventi chiurgici in grande sicurezza. È un passo avanti importante, poiché si evitano rischi ulteriori: in questo caso se non fossimo intervenuti subito, avremmo avuto la torsione della cisti ovarica e saremmo dovuti andare ad operare in urgenza su un addome acuto, su una donna in gravidanza, con rischi davvero importanti». —



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