Gioco
Salvetti sorride: è quinto tra i sindaci più graditi d’Italia: «Sto fra la gente»
La classifica del sole 24 Ore premia il primo cittadino. Abile comunicatore, sa unire anche ambienti diversi: «Premiato l’entusiasmo e la serietà di questi 12 mesi»
LIVORNO. Luca Salvetti è il quinto sindaco in Italia per indice di gradimento. Piace, in sostanza, al 60,5% dei livornesi. Lo dice una speciale classifica pubblicata dal Sole 24 Ore che vede al primo posto il sindaco di Bari e presidente di Anci Antonio De Caro (69,4%) e, a seguire, il messinese Cateno De Luca e Giorgio Gori di Bergamo. Prima di Salvetti figura il genovese Marco Bucci.
Una premessa è d’obbligo. Chi fa questo mestiere sa che ogni classifica in cui si misurano gradimenti va presa con le molle, depurata da ogni pretesa di assoluta scientificità. E tuttavia l’indice del primo quotidiano economico del Paese fotografa con una certa attenzione lo spaccato della governance di 105 città capoluogo italiane e sembra premiare i sindaci che hanno preso di petto i problemi affrontandoli, ognuno col proprio carattere ed il proprio stile, senza attendere troppo o perdersi in sfiancanti concertazioni. Salvetti è il primo dei sindaci toscani. Dopo di lui, ma al 35esimo posto, c’è Dario Nardella.
Nella tabella si indica anche il raffronto con la percentuali dei consensi del voto del ballottaggio, 63,3%. «Ho ricevuto la notizia mentre ero a Shangai, a parlare dei problemi della gente. Un giro, quello dei quartieri, che faccio ogni lunedì. Mi chiedete perché questo risultato? La risposta probabilmente sta qui. Perché sto tra la gente e cerco di fare del mio meglio per risolvere i problemi». Consapevole che “queste classifiche” disegnano spesso scenari che mutano con incredibile rapidità, il sindaco di Livorno non nasconde che questo risultato lo inorgoglisce. E anche se dal 63,3 di giugno 2019 è passato al 60,5% di oggi – come gli fanno notare alcuni avversari politici – Salvetti ha la risposta pronta: «In realtà partivo dal 36,6%». Fate un po’ voi. Come dire, quei numeri sono di un ballottaggio dove pesano tanti fattori.
Ma dove sta il segreto di questo successo? Si dirà che Salvetti, che di mestiere fa il giornalista, parte avvantaggiato. Intanto nella comunicazione: diretto, immediato, conosce i tempi televisivi, a suo agio coi bimbi delle materne come tra gli occupanti della Cigna, e con le spalle abbastanza larghe per sobbarcarsi critiche e proteste. Di sinistra, ma non iscritto a partiti, questo suo presentarsi da “civico” d’area dem lo ha indubbiamente aiutato a liberarsi dalle tossine e dalle lacerazioni di certe compagini. Ma a lungo, qualora il vento cambiasse, questa sua gestione “lasca”, potrebbe ritorcerglisi contro.
Ha portato a casa la mostra di Modì, ha gestito come “uomo del fare” l’emergenza covid, dai buoni spesa alle consegne delle mascherine, vuole essere il sindaco della prima pietra del nuovo ospedale. Ma ha da affrontare le questioni di una città deindustrializzata, impoverita e un po’ impaurita. Lui ha già detto che non è qui per “fare il compitino”, ma per fare “scelte coraggiose”. E questi annunci, indubbiamente, lo premiano in una città che dopo aver voltato le spalle al Pd ha rimesso in un armadio anche l’esperienza 5 Stelle. E poi c’è chi fa notare che l’uomo Salvetti è una sorta di catalizzatore di ambienti diversi. Come quando, inaugurando un parco a Collinaia, mette insieme gli antagonisti, un prete e il comune. Dialoga, insomma, con quell’ambiente della curva che ad altri sindaci non ha mai perdonato nulla, tanto da sembrare più vicino a movimenti che si muovono a sinistra della galassia Pd che akl principale partito della coalizione. Modello Livorno, o no, per ora il gradimento è dalla sua parte anche se siamo solo al primo anno di mandato. Da destra gli rimproverano di non curare la città in mano ai delinquenti. I 5 Stelle dicono che è ossessionato dal consenso. Lui, se gli chiediamo il perché di questo gradimento, risponde: «E’ premiato l’entusiasmo, la voglia e la serietà con cui ho affrontato questi primi 12 mesi».
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