Il Tirreno

Livorno

Il mare salvato dai ragazzini Dal centro estivo del museo alla scoperta dell’ecologia

Simone Fulciniti
Il mare salvato dai ragazzini Dal centro estivo del museo alla scoperta dell’ecologia

“Pescatori e tartarughe marine, facciamo luce in mare”  il progetto illustrato dagli esperti per far capire i problemi della tutela 

2 MINUTI DI LETTURA





la lezione

Simone Fulciniti / livorno

Ordinati, distanziati dal classico metro, e con la mascherina regolarmente indossata, i bambini del centro estivo del Museo di storia naturale del Mediterraneo sono seduti nella sala dell’acquario di Livorno. Eccoli pronti, dopo aver compilato un questionario, per una mattinata dedicata al mare, alle tartarughe marine, e al necessario per tutelarle. Un approfondimento curato da quattro straordinari professionisti del settore: Letizia Marsili e Enrica Franchi (Università di Siena), Chiara Caruso (Parco Regionale della Maremma) e Giovanni Raimondi (Acquario e centro di recupero Ot).

Un gustoso antipasto, prima dell’atteso momento: la liberazione della tartaruga Nanuk, guarita e pronta per tornare a “casa”. Agli studenti viene illustrato il progetto “Pescatori e tartarughe marine, facciamo luce in mare”. Fare luce nel vero senso della parola: la prof. ricorda che le tartarughe vengono spaventate dalla luce. E l’obiettivo è proprio quello di disturbarle affinché non entrino in contatto con le reti. E, a questo proposito, sono state realizzate delle mini lampade colorate, che verranno proposte ai pescatori: vanno applicate sulle reti. In questo modo la tartaruga non si avvicina, evitando le spiacevoli conseguenze dell’incastro. L’illuminazione ha il potere di attirare i pesci, regalando in questo modo un servizio inaspettato.

I bambini sono molto interessati. A loro sta a cuore la salute degli amici animali: alzano la mano, fanno domande, riportano le loro esperienze personali, si emozionano per un video con piccole tartarughine sulla spiaggia. E qualcuno si copre gli occhi quando scorrono immagini dei loro beniamini in difficoltà. Del resto, come sottolinea Caruso, le tartarughe sono tutte a rischio. Per un elenco di motivi: il loro lungo ciclo vitale complesso, la maturità sessuale che arriva tardi, il fatto che solo il 10 % dei nascituri raggiungerà l’età adulta. Numerose le insidie: oltre alla pesca (specie quella con gli ami), la contaminazione, il turismo, la navigazione, solo per citarne qualcuna.

I docenti illustrano le possibili soluzioni. E l’importanza dei centri di recupero: dal primo soccorso (per l’intervento brevi), alla lunga degenza (come Livorno), con una vasca di 13mila litri, che permette alla Tartaruga di riabituarsi alla vita in mare. Tante le sperimentazioni di questi anni, sui sitemi a basso impatto. E tante anche le tartarughe già curate e liberate, che adesso volteggiano tranquille in mezzo al mare. Qualcuna, come Nanuk, ha sul dorso un trasmettitore satellitare: permette di seguirla per altri sei mesi. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web