Il Tirreno

Livorno

L’altolà del comitato di protesta 

Pressing Usa sulle istituzioni per altri lavori a Camp Darby

Pressing Usa sulle istituzioni per altri lavori a Camp Darby

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Rappresentanti civili e militari Usa hanno fatto visita alle istituzioni della nostra città «per ben 3 volte in meno di un anno», l’ultima delle quali «poco più di due settimane» con il console generale degli Stati Uniti a Firenze Benjamin V. Wolhauer che ha chiesto e ottenuto di esser ricevuto dal sindaco di Livorno Luca Salvetti. Alla fine, solo «un brevissimo comunicato stampa del Comune di Livorno privo di qualsiasi dichiarazione e nel quale genericamente si accenna all'interesse economico e “culturale” che il nostro porto riveste per gli Stati Uniti». A richiamare l’attenzione su questi incontri è il Comitato Contro la Nuova Normalità della Guerra, ipotizzando che «l'unico reale interesse» degli esponenti americani sia «legato ai lavori per aumentare la capacità di trasporto di armi, munizioni e materiale bellico da e per il nostro porto e la base di Camp Darby, sfruttando la rete ferroviaria e il canale dei Navicelli, secondo quel progetto reso pubblico nel luglio 2017, per iniziativa nel Consiglio comunale di Pisa del gruppo di opposizione “Una Città in Comune”».

Il Comitato segnala di aver notato che «con l’inizio della fase 2 del lockdown si è aperto il primo dei due cantieri previsti per quei lavori esterni alla recinzione con filo spinato della base, quello in riva sinistra del Canale dei Navicelli, per la costruzione del ponte girevole su cui dovranno passare i nuovi binari ferroviari, dalla stazione di Tombolo all’area stoccaggio munizioni con i suoi 125 bunker».

Secondo i firmatari del documento, Camp Darby rappresenta il «punto nevralgico della logistica di guerra che da ormai 30 anni serve tutte le avventure imperialiste del nostro alleato, in Medioriente, nel Nordafrica, in Asia e in ogni luogo della terra decidano di affermare la propria supremazia a discapito dei popoli che vi abitano, il nostro incluso».

Dito puntato contro «le nostre istituzioni»: benché «consapevoli di quanto accade, non hanno alcun interesse a informare i propri cittadini». Ecco perché il Comitato ritiene «superfluo appellarci ad esse»: meglio invece chiedere «ai cittadini, alle organizzazioni sindacali, alle associazioni, ai partiti che hanno a cuore questi valori» perché «insieme possiamo manifestare il nostro totale rifiuto di quanto accade». —



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