Gioco
Netti ora punta su Piombino per le riparazioni navali
Obiettivo: un bacino galleggiante per ospitare navi delle dimensioni Panamax. «È realizzabile in meno di 12 mesi con 120 posti di lavoro nel giro di due anni»
LIVORNO. Un bacino di carenaggio per aprire Piombino al mercato delle riparazioni navali. È questo il progetto della società livornese Tecnomeccanica presentato venerdì pomeriggio all’hotel centrale.
Massimo Netti, direttore tecnico di Tecnomeccanica, ha esposto i dettagli nel corso di una tavola rotonda organizzata dalla Lega cui hanno partecipato il sindaco Francesco Ferrari, il dirigente dell’Autorità di sistema Claudio Capuano, il presidente della Compagnia portuali Carlo Torlai, il deputato della Lega, Manfredi Potenti, e a cui sono intervenuti tra gli altri gli ex viceministri allo Sviluppo economico e alle infrastrutture Dario Galli e Edoardo Rixi. È brevemente intervenuto anche il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale, Stefano Corsini.
«Vorremmo installare nel porto di Piombino – ha spiegato Netti – un bac ino galleggiante lungo 200 metri e largo 38 metri. Si tratterebbe dell’unica struttura in grado di ospitare navi delle dimensioni Panamax. Lungo tutta la costa italiana non esistono altre strutture fisse o galleggianti in grado di mettere in secca e riparare tali navi. Gli altri bacini che si trovano da Messina a Genova sono troppo stretti (massimo 30 metri) per farle entrare».
Secondo Netti «la richiesta per questo tipo di lavorazioni è molto alta e l’assenza di strutture in Italia obbliga gli armatori a portare le navi a Marsiglia o in Turchia. Installare il bacino a Piombino consentirebbe agli armatori di risparmiare molto carburante e riparare le navi mantenendole sulle rotte commerciali che vanno da Suez fino a Genova passando dalla Toscana».
Nel corso della tavola rotonda l’azienda ha sostenuto di essere interessata a stabilirsi a Piombino «non per chiedere finanziamenti o sussidi, avendo bisogno solo di un tratto di banchina per agganciare il bacino e renderlo operativo in meno di un anno, assumendo 120 persone in due anni». Tecnomeccanica ha spiegato di avere intenzione di stipulare accordi con le aziende metalmeccaniche e di servizi del territorio, in modo da poter dividere il lavoro con le imprese locali, che prenderebbero le componenti per ripararle nelle officine del Piombinese. Le rimanenti lavorazioni (ad esempio tubisteria e impianti elettrici) verranno svolte all’interno della nave o del bacino: per questo non servono aree a terra.
«Tecnomeccanica è partner di un importante progetto che inizia a Livorno e si estende sino a Piombino. Solamente che a Livorno è ancora fermo, mentre a Piombino ci sono gli estremi per partire abbastanza velocemente – ha aggiunto Netti – a Livorno nei bacini di carenaggio ripareremo le navi fino a 300 metri ma larghe solo 28 metri, mentre a Piombino quelle fino a 200 ma molto più larghe, fino a 36».
Perché Tecnomeccanica punta proprio su Piombino? «Qui c’è un porto nuovo con una vocazione industriale – è la risposta di Netti – e aziende con competenze metalmeccaniche e di manutenzione legate alla siderurgia. Qui porteremo navi che sono compatibili con il tessuto aziendale locale, perché vogliamo portare un progetto concreto, di veloce avvio, lavorando solo con le imprese locali. Dall’Autorità di sistema è arrivato un chiaro segnale di interesse e nelle prossime settimane inizieranno i contatti diretti per mettere in pratica il progetto». —
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