Gioco
Tracce della foca monaca nella grotta dell'isola, il ritorno a Capraia adesso è realtà
I ricercatori del ministero non hanno dubbi: il mammifero vive nel mare dell’isola. L’ultima apparizione era di sessant’anni fa, ora via al piano per attirare turisti
LIVORNO. La foca c’è. Oltre alle foto da lontano e agli avvistamenti c’è di più. Ora esiste la prova vera che – a distanza di sessant’anni – il rarissimo mammifero è tornato sull’isola di Capraia. Dopo gli avvistamenti del 24 maggio, ad opera di un pescatore, nella zona dello Scoglione, e del 9 giugno, effettuato da un ragazzo di Follonica, Nicola Di Tondo, tra Punta della Fica e Cala di Ceppo, ora ci sono ulteriori elementi che certificano la presenza della foca. E uno di questi è la prova regina. «L’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale nei giorni scorsi, durante un sopralluogo – racconta il presidente del Parco dell’Arcipelago toscano, Giampiero Sammuri – ha trovato e raccolto escrementi della foca monaca. Abbiamo inoltre proceduto a installare un dispositivo per il monitoraggio della grotta con l’obiettivo di raccogliere tutte le informazioni possibili in merito a questo insperato ritorno a “casa”».
La foca monaca, quindi, ha lasciato “tracce” a Capraia, proprio nelle vicinanze della Grotta della Foca, così ribattezzata perché negli anni Cinquanta e Sessanta, era il luogo in cui le foche monache di Capraia andavano a riposarsi. Quando nello specchio d’acqua che abbraccia l’isola la presenza del mammifero coi baffi era una cosa normale. Anzi, per i pescatori era addirittura una seccatura. La foca, infatti, spinta dalla fame rompeva le reti e rubava il pesce precedentemente catturato dai lavoratori dell’isola. «Durante il sopralluogo, una delle due ricercatrici dell’Ispra, ente del ministero ha visto con i suoi occhi la foca, a pochissima distanza dalla grotta a lei intitolata. È stata una grande emozione – prosegue Sammuri –, ora si apre un’epoca nuova per l’isola di Capraia».
Già. Un’epoca nuova. Fatta di turismo e di un’opportunità di sano business da non lasciarsi sfuggire. Come ha raccontato il presidente del Parco, Sammuri, che nell’intervista rilasciata al Tirreno e pubblicata sull’edizione cartacea del 20 giugno scorso, aveva tirato in ballo il modello Sporadi, isolette greche del mar Egeo prese d’assalto dai turisti armati di macchina fotografica, eccitatissimi all’idea di poter immortale la foca monaca. Un angolo della terra che, col raro esemplare, ha trovato una fortuna. E così vuol fare anche Capraia.
Nei giorni scorsi, Sammuri e il direttore dell’Ente parco, Maurizio Burlando, hanno incontrato la sindaca di Capraia, Marida Bessi, e i soggetti economici che operano nell’area allo scopo di concordare come gestire la presenza della foca sull’isola. Dal punto di vista della tutela dell’animale, ma anche come opportunità per lanciare nuove iniziative di turismo sostenibile; per esempio il “seal watching”. Tradotto: avvistamento foche. Un tour costeggiando l’isola alla ricerca della foca. Da chi la cerca, a chi la trova. Come Fabio Guidi e la sua famiglia che, giovedì scorso, al tramonto, sono usciti col gommone nella zona vicina al porto. «Non eravamo a caccia della foca – dice Guidi –, ma ci siamo concessi soltanto una cena in mare. Ho spento il motore – racconta – e nel silenzio del mare deserto, lei è arrivata. Selene, la tata di mia figlia, ha visto la sagoma sotto l’acqua. È riuscita a scattare una foto. L’ombra sotto l’acqua è inconfondibile. È quella della foca».
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