Gioco
La roccia si stacca: livornese di 40 anni scivola per 20 metri Salvo per miracolo
È stato visto precipitare da due escursionisti di passaggio Ha sfiorato la carcassa di un’Ape. È ricoverato a Cisanello
buti
È scivolato per 20 metri fra rocce e rovi mentre faceva trekking sulla ferrata di Sant’Antone, alle pendici del Monte Serra. Sfiorando perfino la carcassa di un’Ape abbandonata. È salvo per miracolo un escursionista livornese di 40 anni, Valeriano Di Stefano, che ieri mattina da solo ha raggiunto in auto il comune pisano di Buti per iniziare la passeggiata immersa nella natura.
Purtroppo, però, proprio mentre camminava un masso sotto di lui avrebbe ceduto, inclinandosi e facendolo precipitare per circa 20 metri nella scarpata. Fortuna ha voluto che in quel punto, dove generalmente secondo gli esperti passano pochissime persone, transitassero due escursionisti dell’Alto Adige, uno dei quali infermiere, che si è calato giù soccorrendolo per primo, mentre l’amico che era con lui ha chiamato il 118.
Sono le 10.47 quando si mette in moto la macchina dei soccorsi. Valeriano chiede aiuto: ha una frattura esposta a un ginocchio, un trauma cranico e uno toracico. Per come è andata, tutto sommato, poteva andare molto peggio. I volontari della Misericordia di Buti arrivano per primi, posteggiando il mezzo di emergenza all’attacco della ferrata. Poi sopraggiungono a sirene spiegate i vigili del fuoco del distaccamento pisano di Cascina e con un furgone gli esperti del soccorso alpino e speleologico della Toscana, partendo dalla base di Lucca. Insieme, mentre da Massa sta decollando l’elisoccorso Pegaso, lo trascinano in quota per facilitare l’intervento dei sanitari, che dovranno essere lasciati a terra con il verricello. Prima, però, i pompieri hanno dovuto bonificare l’area dai rovi più infestanti, altrimenti l’infermiere e il medico rianimatore di Toscana soccorso non sarebbero mai riusciti a poggiare i piedi per terra.
«I vigili del fuoco hanno fatto un grande lavoro e l’escursionista ha avuto veramente fortuna, visto che precipitando per così tanti metri ha pure sfiorato la carcassa di un’Ape. Fra l’altro, in quella zona così impervia, solitamente non passa mai nessuno. Fortuna ha voluto che questi due giovani altoatesini lo vedessero scivolare, dando l’allarme e assistendolo nel migliore dei modi. Meno male che il masso che ha ceduto non lo ha colpito». È andata proprio così: l’infermiere-turista dell’Alto Adige, impegnato nella ferrata con l’amico, ha saputo fin da subito cosa fare, aiutandolo e medicandolo per primo con ciò che si era portato dietro per eventuali emergenze. Poi dal cielo è spuntato il Pegaso, che dopo aver lasciato in quota il medico rianimatore e un infermiere è atterrato nelle vicinanze attendendo di poter tornare sopra il Monte Serra. Nel frattempo Di Stefano è stato immobilizzato sulla barella: è sempre rimasto cosciente, raccontando ai soccorritori che cosa gli era appena successo.
Sono ormai le 12.20 – ed è passata un’ora e mezza dal primo allarme al 118 – quando l’elisoccorso torna nuovamente in quota per far salire a bordo il quarantenne, un appassionato di skateboard e di trekking residente a Livorno, ma originario di Catania, in Sicilia. La manovra è delicata e avviene con il verricello, con il medico rianimatore che lo accompagna nella salita, visto che lì è impossibile atterrare. Poi, alle 12.20, il Pegaso fa rotta per l’ospedale pisano di Cisanello, dove l’escursionista viene consegnato ai medici e agli infermieri del pronto soccorso alle 12.30. Nonostante il volo di 20 metri se la caverà: «Per cadute più banali – sostiene un esperto intervenuto – le conseguenze sono state ben peggiori». —
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