Gioco
Hanno reso inaccessibile anche l’unico posto per disabili
Questa operazione ci ha deluso: i marciapiedi sono invasi dai tavoli e chi ha problemi di deambulazione non può passare
L’INTERVENTO
Vorrei esperimere i miei dubbi sull’allestimento dell’area pedonale in Borgo. Dalla riapertura del 18 maggio ho visto letteralmente esplodere tavolini e sedie, la piazza Mazzini è diventata un locale a cielo aperto dove non si può passare, perché anche se non si dovrebbe è un assembramento continuo fino a tarda notte e con persone che usano la mascherina come scaldacollo. Se penso a quanto abbiamo speso noi per far ripartire le attività dei nostri ragazzi e i loro progetti di vita solo di presidi di sicurezza e test agli operatori, mi viene su tanta rabbia.
Ma non è solo questo: anche su marciapiedi e strade la situazione non è migliore. Se non hai problemi di deambulazione puoi liberamente fare lo slalom, ma se sei un disabile i problemi sono maggiori perché non puoi essere libero di scendere e montare lo scalino e tantomeno passare sulla strada.
L’altra sera, mentre passeggiavo col mio cane, ho voluto vedere con i miei occhi come era stata organizzata l’area pedona di Borgo e sono rimasta delusa e arrabbiata: ho visto posti auto persi a volontà in un quartiere dove è già difficile posteggiare (sono 39 anni che abito qui), e poi marciapiedi dove chi ha problemi di deambulazione non può passare perché monopolizzati da tavoli e sedie.
Ma la cosa che mi ha più fatto rimanere stupita è che l’unico posto disabili in Borgo Cappuccini è inaccessibile, non perché ci siano tavoli ma perché la strada è chiusa. Essendo a senso unico la mia domanda è: come può parcheggiare l’auto per andare a prendere una boccata d’aria come tutti i livornesi? O forse si pensa che le persone con disabilità per uscire di casa abbiano bisogno di orari diversi e non possano vivere la propria città come tutti?
Sono molto amareggiata, considerando che noi come associazione da parecchi anni ci siamo e facciamo progetti per dare ai nostri ragazzi una vita autonoma. I nostri progetti sono incentrati sul “dopo di noi”, da anni chiediamo una sede dove i nostri ragazzi possano ritrovarsi e dove poter fare ancora di più ma sembre che per non esista spazio, non abbiamo un luogo nella nostra città, veniamo sempre rimandati con un “vedremo” e poi più nulla, mentre qui in un lampo si è acconsentito tutto e subito.
Spero in un ridimensionamento per far sì che tutti i livornesi possano essere parte integrante di questa città ma che soprattutto possano essere liberi di muoversi.
Elena Mataresi
presidente Disabilandia
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