Il Tirreno

Livorno

La sirena dell’Iti Galilei suonerà per 30 secondi per ricordare il terribile bombardamento del ‘43

La sirena dell’Iti Galilei suonerà per 30 secondi per ricordare il terribile bombardamento del ‘43

Il 28 giugno la città subì un attaccò che provocò numerose vittime Alle 10.30 la cerimonia alla lapide dell’istituto, poi in via Mastacchi 

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L’ANNIVERSARIO

Il 28 giugno del 1943 Livorno subì un pesante bombardamento che provocò numerosi morti, molti dei quali si trovavano nei rifugi pubblici antiaerei. Il Comune e le associazioni dell’antifascismo e della resistenza oggi commemorano il triste evento rinnovando la tradizione del suono della sirena originale antiallarme aereo.

La sirena è quella dell’istituto tecnico industriale Galilei, che suonerà per 30 secondi alle 10.30 di stamani, per ricordare l’allarme che scattò prima del raid aereo del 28 giugno del 1943, 77 anni fa.

Alla presenza della vicesindaca Libera Camici e di rappresentanti delle associazioni Anpi, Anppia, Associazione nazionale ex internati, It e Aned saranno deposti tre mazzetti di fiori con i colori che ricordano la bandiera italiana (bianco, rosso e verde) alla lapide affissa sul muro dell’istituto Galilei, alle 10.30, e a seguire alla lapide affissa in via Mastacchi all’altezza del numero civico 30 e in via delle Sorgenti, al ceppo adiacente al passaggio a livello.

Secondo le testimonianze raccolte 77 anni fa, il bombardamento provocò numerose vittime civili, anche perché vennero colpiti diversi rifugi pubblici. L’incursione ebbe la durata complessiva di 25 minuti e iniziò alle 11 per quattro ondate successive, distanziate pochi minuti l’una dall’altra. Gli aerei si alzarono ad una quota di oltre 5.000 metri e vennero sganciate sulla città tonnellate di materiale esplosivo. Secondo quanto riferito dai rapporti della prefettura, allo stabilimento Motofides un carro ferroviario vuoto, fermo sul binario, venne lanciato in aria per poi ricadere completamente rovesciato a grande distanza.

Per effetto detonatore degli ordigni lanciati ad alta quota, i vetri e gli infissi degli edifici, nei pressi del porto, vennero «completamente frantumati, contorte le saracinesche e scalcinate le pareti delle case». Secondo la prima sommaria ricognizione dei danni effettuata dal prefetto della città (accompagnato dal podestà e dal generale dei carabinieri Carlino), il primo effetto del bombardamento fu la completa interruzione delle linee telefoniche, della luce elettrica, del gas e dell’acqua.

«Da una rapida visita eseguita in città – il Comune riporta una testimonianza dell’epoca – si poté avere la percezione esatta della potenza del bombardamento nemico e dei gravi danni provocati al centro cittadino, agli stabilimenti della zona industriale ed alla stazione ferroviaria. Si ebbe anche purtroppo notizia che quattro ricoveri pubblici erano stati colpiti in pieno da bombe e che la quasi totalità dei rifugiati erano rimasti o morti o feriti. Qui l’opera di soccorso fu lunga e assai faticosa perché feriti, corpi umani e brandelli di carne si trovavano frammisti a grossi blocchi di calcestruzzo provenienti dal crollo dei ricoveri e per la cui rimozione occorsero argani e lunghe ore di febbrile lavoro. Qualche ora più tardi, alle squadre di pronto intervento si aggiunsero altre squadre di operai da Rosignano e da Pisa ed alcune centinaia di soldati e decine di automezzi messi a disposizione dall’Autorità militare».

La cerimonia si svolgerà nel rispetto delle normative anti coronavirus, «evitando assembramenti, indossando la mascherina e mantenendo la distanza interpersonale di sicurezza di almeno un metro», spiegano dall’amministrazione. —

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di Redazione web