Il Tirreno

Livorno

In pensione Giambastiani, il livornese che ha creato il Nuovo Santa Chiara

Pietro Barghigiani
In pensione Giambastiani, il livornese che ha creato il Nuovo Santa Chiara

L’ingegnere (che curò pure l’ampliamento di Careggi) lascia Pisa. «Ora penso a Livorno»  

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IL PERSONAGGIO

Ha contribuito a concepirlo, ma non lo vedrà nascere. Almeno nel ruolo di papà putativo che la cronaca di questi anni gli ha conferito. È una questione di età. L’ingegner Rinaldo Giambastiani, livornese, capo dell’ufficio tecnico dell’Azienda ospedaliera pisana, il primo ottobre compirà 67 anni e il 31 dello stesso mese sarà il suo ultimo giorno di lavoro. La sua creatura, il Nuovo Santa Chiara, esiste sulla carta e finché è rimasto nella fase embrionale l’ingegnere l’ha seguita e curata, tenendola al riparo da vizi di forma e inciampi burocratici. Un ricorso al Tar e il definitivo giudizio del Consiglio di Stato hanno mantenuto l’assegnazione alla Inso (gruppo Condotte). Ora non resta che far partire ruspe e betoniere. Succederà, ma Giambastiani non sarà nella cabina di regia dell’Aoup a monitorare un appalto che ha avuto una base d’asta di circa 500 milioni di euro.

«Sì, vado in pensione – conferma l’ingegnere –. Il 31 ottobre sarà il mio ultimo giorno di lavoro. Collaborazioni con l’azienda? No, nessun contratto. È già stato bandito il concorso per occupare il mio posto».

Nato a Livorno, 66 anni, laureato a Pisa nel 1979 in Ingegneria Elettronica con indirizzo Telecomunicazioni, il dirigente dell’Aoup dopo aver lavorato in proprio è stato assunto a Camp Darby. «Ero addetto a tutti i sistemi di trasmissione di radio e tv – ricorda –. In pratica garantivo che le famiglie americane vedessero i programmi degli Usa. Era una sorta di televisione privata».

Impiegato alla Southern European Broadcasting, Giambastiani era a capo della parte tecnologica della Stazione Radiotelevisiva Americana che dispone di due canali radiofonici e uno televisivo. Doveva passare sulla sua scrivania qualunque cosa riguardasse lavori di costruzione degli studi radiotelevisivi, ponti radio, sistemi di trasmissione e ricezione satellitare. «In pratica se tv e radio non andavano bene cercavano me» racconta divertito l’ingegnere che passa alla Asl livornese e poi resta cinque anni a Careggi dove segue importanti opere di ampliamento dell’ospedale. Altri tre anni a Livorno e, quindi, undici anni fa l’approdo a Pisa. Capo dell’ufficio tecnico di una cittadella complessa con almeno 20mila accessi giornalieri, oltre 4mila dipendenti. Già tenere sotto controllo come manutenzione e sviluppo i due centri ospedalieri, tra Santa Chiara e Cisanello, era un impegno gravoso. A complicare la missione è arrivato il progetto del Nuovo Santa Chiara, di cui Giambastiani è stato il responsabile del procedimento. Avere in testa cartografie, calcoli strutturali, grafici, conti ed eventuali imprevisti di un piano che porterà a Cisanello un policlinico avveniristico è una sfida che l’ingegnere livornese ha vinto ottenendo la stima trasversale, dalla politica alla dirigenza dell’Aoup. La preparazione accurata del capitolato d’appalto è stato un viaggio nei meandri scivolosi della burocrazia capace di fare sgambetti tra cavilli e codicilli. È passato indenne da quel percorso a ostacoli arrivato al traguardo della cantierabilità.

«Anche se a Careggi avevo lavorato a un progetto grosso devo dire che sì, il Nuovo Santa Chiara, è la ciliegina sulla mia torta professionale – confida al Tirreno –. diciamo che un po’ di nostalgia c’è. È chiaro. Non è piacevole lasciare qualcosa che hai avviato. Ma la vita è questa. Se ci sarà bisogno di una mano non mi tirerò indietro». Il “papà” del futuro policlinico, di cui nel dicembre scorso è stata posata la prima pietra, dal primo novembre non farà il pensionato ai giardinetti. «Penso che darò una mano per la costruzione del nuovo ospedale di Livorno, mi sono sentito con il sindaco Salvetti – è la prossima sfida dell’ingegnere –. Diciamo che ho una certa conoscenza della materia». —

Pietro Barghigiani



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