Il Tirreno

Livorno

LE DIFFICOLTà DEL RIENTRO 

Il gran valzer delle ipotesi a suon di “bozze delle bozze”

M.Z

Ingressi e uscite scaglionati differenziando gli orari, la possibilità di tagliare  i 60 minuti di un’ora di lezione e farli diventare 40

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Ci sono anche altre suggestioni nel menù degli scenari possibili. Ovviamente facendole passare come innovazioni nella didattica in virtù dell’autonomia. Il primo dei “trucchetti” è l’“ora” di lezione rimodellata come fosse “dido” o chewing gum: magari facendola durare solo 40 minuti reali per incastrarla meglio nei tempi realmente disponibili.

La questione dei tempi si riaffaccia anche in tre momenti clou del rischio di assembramento: l’entrata, l’uscita e la ricreazione. Diciamo che quest’ultima può stare un po’ fra parentesi, ammesso che si riesca a gestire all’interno dell’aula il break delle lezioni, ma per l’inizio e la fine delle lezioni sembra sia vivamente suggerito il cadenzamento di orari differenziati.

E’ quel che, almeno nella nostra città, si fa in certo modo attualmente coordinando lo sfalsamento dell’entrata e dell’uscita fra liceo Cecioni, Itg Buontalenti e Iti lungo poche centinaia di metri in via Galilei (e, se vogliamo, fino a piazza Due Giugno comprendendo anche l’Ipsia Orlando).

Ma dentro il singolo istituto non è semplicissimo. Si potrebbe procedere di 40 minuti in 40 minuti facendo entrare una parte di alunni alla prima ora, una parte alla seconda e gli altri alla terza (con analoga differenziazione per le uscite).

Fra le ipotesi finite in una delle bozze c’è anche la possibilità di estendere gli ingressi fino alle 10: non è chiaro però quale grado di attendibilità abbia ognuno di questi scenari, visto che talvolta le bozze sono sostanzialmente “bozze della bozza”, se non addirittura “bozze della bozza della bozza definitiva”. Con la parola “definitiva” che sa di beffa.

È un po’ quel che ieri ha portato alla clamorosa impuntatura dei rappresentanti delle Regioni al tavolo con la ministra.

In linea di principio si potrebbe immaginare anche la fine della campanella unica che scandisce la vita di ciascun istituto, rimpiazzandola con uno sfalsamento di quarto d’ora in quarto d’ora: solo che questo farebbe impazzire del tutto il passaggio dei prof da una classe all’altra, moltiplicando all’inverosimile i tempi morti sulla pelle di ogni insegnante.

Non è tutto. Fra le suggestioni messe in campo contando sulle facoltà concesse dall’autonomia c’è il fatto che la classe può essere riarticolata in gruppi e sottogruppi, casomai anche aggregandola a spezzoni di altre classi. Resta però da vedere quanto questo bricolage delle classi sia gestibile in concreto dal punto di vista pedagogico senza far finire tutto in un caos di programmazioni incrociate, facendo esplodere la superfetazione burocratica delle programmazioni fino a naufragare – lontano dalla didattica – ma nel mare magnum dei fogli dei Ptof (Piano Triennale dell'Offerta Formativa), a misura di Bes (alunni con Bisogni Educativi Speciali) e di Dsa (studenti con Disturbi Specifici di Apprendimento), tenendo conto del sostegno dei Glip (Gruppi di Lavoro Interistituzionali Provinciali) e delle prospettive del Mof (Migliamento Offerta Formativa), pur sempre previsti dal Pai (Piano Annuale per l’Inclusività) e dal Pdf (Profilo Dinamico Funzionale) così come dal Pdp (Piano Didattico Personalizzato) e dal Pei (Piano Educativo Individualizzato)...

M.Z

© RIPRODUZIONE RISERVATA.

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di Redazione web