Gioco
Incarico per Nogarin a Roma da Lemmetti L’ex sindaco va alla corte di Virginia Raggi
Consulente sul fronte delle ex municipalizzate (27mila euro per un anno). «Niente ruolo politico, sono una figura tecnica»
Mauro Zucchelli / Livorno
Non ce l’ha fatta finora a farsi nominare alla guida dell’Authority del porto di Gioia Tauro dove si era fatto avanti (e dove un altro livornese, il contrammiraglio Andrea Agostinelli, è commissario da cinque anni e quasi tutti, dai portuali a Fdi, vogliono presidente). Ma alla fine per l’ex sindaco pentastellato labronico Filippo Nogarin qualcosa sembra sia saltato fuori dal cilindro delle nomine politiche: l’incarico come consulente alla corte della sindaca M5s romana Virginia Raggi alle prese con l’ultimo anno di mandato. Inutile dire che la stampa capitolina non si è lasciata sfuggire l’occasione per parlare di «due sindaci grillini per Roma».
«Figuriamoci, – ribatte lui – a Roma la sindaca è una sola, si chiama Virginia Raggi e gode del mio massimo rispetto: in nessun modo si tratta di un ruolo politico, darò il mio contributo come tecnico».
Nel senso di informatico, di ingegnere aerospaziale o che altro? «Nel senso – risponde l’ex sindaco – che il risanamento di Aamps ha fatto scuola: sono stato chiamato a Roma a dare una mano all’ottimizzazione della macchina amministrativa, in particolare sul fronte delle partecipate. Quel che abbiamo fatto a Livorno in questo campo ha ricevuto apprezzamenti ed è stato visto come qualcosa di importante per chi aveva occhi per vedere».
Così come per lo scalo calabrese aveva detto di presentarsi in virtù delle proprie competenze, ribadisce che a Roma l’hanno cercato in qualità di tecnico. A sostegno dell’assessore Gianni Lemmetti, che proprio Nogarin aveva fatto emergere dall’anonimato versiliese chiamandolo ad assumere il ruolo-chiave di “Signore dei conti”. Senza tanto guardare né a un curriculum da cassiere di discoteca né alle arcinote magliette-sfottò decisamente lontane dall’aplomb da ragioniere precisino: quanto basta, in termini di grinta, per combinare qualcosa di buono e comunque sopravvivere nel clima politico avvelenatissimo del Campidoglio contrassegnato da un susseguirsi di dimissioni e rimpasti.
D’altronde, Nogarin è già stato sul ring: nel duello elettorale che l’ha portato a rompere l’egemonia delle sinistre a Livorno dopo settant’anni, nel fuoco amico che l’ha bersagliato nella sfida interna per la candidatura alle europee (nonostante le 31mila preferenze).
Quattrini? Le indiscrezioni parlano di 27mila euro lordi per un anno, non a tempo pieno. «Possibile che, gira che ti rigira, sia l’unica cosa che vi interessa? Questa cifra la dite voi giornalisti: sarà così ma io non lo so, non ho visto uno straccio di foglio. Quel che mi interessa è dare una mano al progetto, credo ci sarà parecchio da fare e nel mio piccolo qualcosa ho dimostrato di saper fare».
Solo un’idea, una generica volontà politica o qualcosa di più? Nogarin conferma che in giunta è arrivato l’ok, ora la questione fa la trafila burocratica. È comunque un incarico bis: arriva dopo quello ottenuto già da tempo dal ministro per i rapporti con il Parlamento Federico d’Incà, M5s come Nogarin, 40mila euro lordi annui. Non erano mancate le polemiche dopo che, in una intervista-autogol, si era lamentato dell’ostracismo in casa M5s che l’aveva ridotto sul lastrico…
È facile prevedere che ora a Roma torneranno le polemiche sul Campidoglio conquistato dai livornesi: includendo anche chi di foravia aveva gravitato attorno al municipio M5s dell’era Nogarin. Non c’è solo Gianni Lemmetti (versiliese) arrivato a fare l’assessore: c’è Luca Lanzalone (genovese), piombato a Livorno per dare una sistemata Aamps con il concordato in una ex municipalizzata (possibilità appena varata dall’allora ministra Madia) e poi volato a Roma per diventare uno dei registi della nomenklatura dell’Urbe in fatto di grandi affari e ex municipalizzate, infine precipitato in un mare di guai anche giudiziari. E poi: Fabio Serini (suveretano), Massimiliano Lami (ex capo di gabinetto), Massimo Bagatti (al timone tecnico di Ama), solo per citare i più noti. Ora Nogarin. Lui dice che ce la metterà tutta per dare il contributo (tecnico) che gli è stato chiesto, a Roma in realtà l’aspettano per una “mission impossible”: rafforzare Virginia Raggi per conquistare la ricandidatura nel toto-nomi che si aprirà da qui a pochi mesi in vista delle elezioni.E a chi gli fa l’ “in bocca al lupo” di rito, lui ribatte: «Viva sempre il lupo»... —
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