Il Tirreno

Livorno

allarme ladri 

Subisce 11 furti in 19 mesi: «La notte non dormo più»

Tommaso Silvi
Nella foto grande i danni fatti al capannone di Marco Mazzoni (nella foto in basso a destra), a capo della Livorno Serramenti. A destra i danni ai mezzi
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Nella foto grande i danni fatti al capannone di Marco Mazzoni (nella foto in basso a destra), a capo della Livorno Serramenti. A destra i danni ai mezzi

Marco è a capo della Livorno Serramenti: «È sempre la solita persona e finora ho bruciato 20mila euro»

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LIVORNO. Da quasi due anni passa le notti con gli occhi spalancati. Rassegnato e impaurito. Aspettando quello squillo maledetto al cellulare. Che puntualmente arriva. Più o meno una volta ogni dieci giorni. « È l’allarme.Mi vesto e corro in ditta. Ma non riesco mai a beccarlo. Sto seriamente pensando di dormire nel capannone. Non ce la faccio più. Siamo a undici furti in 19 mesi. Cinque dalla fine di aprile». Marco Mazzoni è il titolare della Livorno Serramenti, azienda che lavora nel settore degli infissi e degli arredi, per la casa e per gli uffici. Il suo capannone, in via degli Arrotini, ospita anche la Tendoggi, del suocero Carlo Neri, che opera nel campo dei tendaggi da sole. Da circa un anno e mezzo, i due, sono finiti nel mirino di un ladro.

«A volte sono in due, li vedo dalle videocamere di sorveglianza che abbiamo installato. Ma molto spesso agisce da solo», dice ancora Mazzoni. Un ladro, ma anche un vandalo. Che rompe porte, sbriciola i vetri dei mezzi parcheggiati nel piazzale di fronte alla ditta, manda in frantumi le finestre con pietre e tombini lanciati con violenza. L’ultimo episodio risale alla notte tra venerdì e sabato. Il ladro ha forzato una finestra e si è accanito sulla macchinetta del caffè all’ingresso dell’area dedicata agli uffici. Tutto per portare via una manciata di spiccioli. Ma nell’inverno del 2018 andò molto peggio.

«Fu il primo furto – ricorda Marzo Mazzoni – e subimmo circa 10mila euro di danni. Ci vennero portati via trapani e altri strumenti del mestiere. Subimmo anche danni alla struttura. Fino a quel momento avevamo avuto solo un altro furto. Non eravamo abituati alle visite dei ladri». Tra merce rubata e danni, Mazzoni ha bruciato 20mila euro in un anno e mezzo. Senza contare il cambio radicale che ha avuto la sua vita. Dilaniata da quel ladro che tormenta le sue notti.

«Io sono veramente disperato. Le notti per me sono diventati incubi – racconta l’imprenditore livornese – a volte vengo assalito dal pensiero di non aver inserito l’allarme, mi viene quasi voglia di andare in ditta a controllare nel cuore della notte». E il sospetto che l’autore dei furti sia sempre il solito è avvalorato dal suo metodo d’azione. «Ormai conosce a memoria la struttura. Entra da qualsiasi parte, trovando i modi più assurdi. E poi conosce alla perfezione le zone d’ombra delle telecamere, si muove all’interno del capannone come se il titolare fosse lui. Conosce benissimo ogni metro quadrato». Mazzoni ha potenziato il sistema d’allarme, e ha raccolto decine di filmati che riprendono il ladro in azione.

«Ma il suo volto non si vede mai. Ormai lo riconosco - dice - anche le forze dell’ordine sostengono che sia sempre la solita persona, ma faticano ad avere elementi validi per il riconoscimento». In un anno e mezzo di “guerra” col ladro sono state tante le cose che sono passate nella testa di Mazzoni. «Ho ripercorso gli anni di attività della ditta, ho pensato se avessimo mai fatto qualcosa di male a qualcuno. Magari un banale litigio. Ma non c’è niente che possa essere alla base di questa serie di furti e atti vandalici. Non capisco perché si siano accaniti con noi. So solo che non ce la faccio più». Ormai Mazzoni è diventato un fulmine. Dal suono dell’allarme all’arrivo in ditta impiega appena tre minuti. E se non c’è lui, ci pensano gli uomini della sicurezza. «Eppure riesce sempre a scappare. Se lo trovassi non so cosa potrei fargli. Sia chiaro, io sono per la pace. Non amo la violenza. Ma sono arrabbiatissimo. Questa persona mi sta rovinando l’esistenza». Per scoraggiare il malvivente, Marco Mazzoni ha costruito delle stanze “bunker”, nascoste e protette da un sistema blindato, in cui a fine giornata ripone tutta l’attrezzatura da lavoro. Ma ora che non ci sono più trapani da rubare, il ladro si concentra sulle macchinette del caffè. Prima erano tre, poi due sono state tolte da Mazzoni proprio per non dare “pane” ai denti del ladro. Ora la decisione drastica. «Levo anche l’ultimo distributore di caffè, basta. Quando arriverà e vedrà che non c’è più niente da rubare andrà via senza fare danni. E magari non tornerà più. O almeno spero».

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