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Il ritorno della foca monaca fa sognare Capraia: «Una svolta per l'isola, ora statua e gadget»
Ecco il progetto per valorizzare la presenza del mammifero. Il presidente del Parco Sammuri: «Presenza confermata, lavoriamo per attrarre visitatori»
CAPRAIA. Abebe Bikila vinceva scalzo la maratona alle Olimpiadi di Roma, disegnando una delle immagini sportive più famose di sempre. L’aeroporto di Fiumicino, a Roma, iniziava la sua attività e veniva inaugurato alla presenza dell’allora ministro della Difesa, Giulio Andreotti. Italia, 1960. Nello stesso anno, la foca monaca salutava l’isola di Capraia. Dopo una vita passata al fianco di pescatori e residenti. Un rapporto fatto di amore e odio. Chi la considerava una mascotte, chi un danno per la sua tendenza a “rubare” i pesci catturati nelle reti in mare aperto, chi la cacciava per rivenderla ai circhi. Sessant’anni la foca guardò Capraia per l’ultima volta e disse “Addio”. O forse “Arrivederci”.
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Perché l’amore tra il mammifero e la piccola lingua di terra a largo della costa livornese è sbocciato di nuovo. E potrebbe rappresentare una svolta clamorosa per il turismo capraiese. Che si prepara a vivere una seconda vita. Quella nelle vesti di “Isola della foca”. Un po’ come le Sporadi, isolette greche del mar Egeo prese d’assalto dai turisti armati di macchina fotografica, eccitatissimi all’idea di poter immortale il rarissimo esemplare.
Il ministero dell’Ambiente, attraverso l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ha certificato l’avvistamento di Nicola Di Tondo, di Follonica, che il 9 giugno scorso ha incontrato la foca, nelle vicinanze di Cala di Ceppo, riuscendo anche a registrare un video, giudicato attendibile dagli esperti. All’inizio della settimana un team di studiosi è arrivato sull’isola da Roma, insieme al presidente del Parco nazionale dell’Arcipelago toscano (di cui fa parte anche Capraia, ndr), Giampiero Sammuri.
«Lunedì e martedì scorsi ci siamo immersi nelle vicinanze della Grotta della Foca, dove l’animale si riproduceva, quando era praticamente un abitante di Capraia. Non abbiamo visto niente, purtroppo. Ma i tanti avvistamenti, oltre a quello riconosciuto dal ministero, parlano chiaro. La foca monaca – dice Sammuri - è tornata da noi. E questa è una notizia grandiosa, oltre a una grande occasione».
Cosa significa per Capraia il ritorno della foca monaca?
«È una paura e una speranza. Per alcuni abitanti dell’isola è una paura, perché temono che la presenza della foca significhi restrizioni sulla balneazione e sulle attività turistiche in mare. Ma per molti è una speranza, considerato che sulla foca può essere creato un vero e proprio indotto turistico. Basta guardare le Sporadi, in Grecia, in particolare l’isola di Alonissos. Lì, da anni, la presenza della foca rappresenta una ricchezza assoluta per la popolazione».
Esiste davvero il pericolo di nuovi vincoli, sull’isola, in seguito alla certificata presenza del raro mammifero?
«Non credo proprio. Le regole all’interno del Parco dell’Arcipelago, e a Capraia, ci sono. Basta rispettarle. Con la foca monaca si può convivere. E speriamo che il “problema” della convivenza si crei presto, vorrebbe dire avere a che fare con diversi esemplari. Al momento, però, dobbiamo accontentarci della presenza della foca che hanno visto in molti, tra fine maggio e inizio giugno. Oltre all’avvistamento del 9 giugno, infatti, non va dimenticato quello del 24 maggio, ad opera di un esperto pescatore locale».
C’è già un piano per “modificare” il turismo di Capraia, incentrandolo sulla foca monaca?
«Come Parco ci stiamo lavorando. Tra le idee c’è quella di creare una serie di gadget da mettere a disposizione dei turisti, oltre ad alcuni pacchetti turistici organizzati appositamente per andare a caccia della foca. Per il momento sono soltanto dei progetti. D’altronde la certificazione della presenza della foca in Capraia da parte del ministero è arrivata poco più di una settimana fa. Ma stiamo lavorando a ritmo serrato».
Si può dire che l’estate 2020 sarà “l’estate della foca” per Capraia?
«Direi di sì. Stiamo lavorando per posizionare un’opera in vetroresina all’ingresso dell’isola, al punto di accoglienza per turisti. Ci sarà una riproduzione dell’animale, insieme a quelle di altri attori del mondo marino».
E poi c’è la possibilità di spalancare le porte al turismo estero. Un’opportunità clamorosa per Capraia.
«Esatto. La presenza della foca ci mette nelle condizioni di poterci rivolgere ancora di più ai Paesi al di fuori dell’Italia. Ora il grande sogno è quello di poter rintracciare tracce di riproduzione. Sono 80 anni che la foca non si riproduce nei nostri mari. Sarebbe un’attrazione unica, che metterebbe Capraia al centro del mondo».
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