Il Tirreno

Livorno

Il soldato pisano che si innamorò di Livorno Coraggio da vendere e una donna nel cuore

GIAN UGO BERTI
Il soldato pisano che si innamorò di Livorno Coraggio da vendere e una donna nel cuore

In prima linea sulI’Isonzo, poi operaio all’ex stabilimento Stanic: una vita accanto alla sua Amelia e un “gioiello” appeso nel salotto di casa 

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la storia

GIAN UGO BERTI

Pochi giorni soltanto dall’inizio della Grande Guerra e già aveva conquistato una medaglia. Oggi, in gergo sportivo, potremmo dire un record. Ugo Berti, classe 1890, era nativo di Parlascio (Bagni di Casciana, in provincia di Pisa, oggi comune di Casciana Terme – Lari). Suo padre, Roberto, era un sarto particolarmente apprezzato per la capacità di cucire le famose “cacciatore”, molto di moda all’epoca e usate da uomini e donne nelle battute di caccia e nella vita sociale.

Ugo faceva la corte ad Amelia, una bella e giovane contadina di Collemontanino, un’altra delle frazioni collinari nella verde provincia pisana. Per incontrala, ogni giorno a piedi percorreva una strada allora polverosa, sterrata e piuttosto lunga. Per percorrere il solito tratto, oggi, in auto, bastano solo pochi minuti. D’altronde i tempi sono cambiati. E anche le strade. L’amore era davvero grande e, soprattutto, Ugo e Amelia avevano i loro sogni. Però, alla guerra, ciò non interessava.

E fu così che il 24 maggio 1915 Ugo Berti era già arruolato e, appena tre settimane dopo, era già stato insignito addirittura di una medaglia di bronzo al Valore militare.

Ma andiamo con ordine. Perché quella di Ugo e Amelia è una storia fatta di sacrifici e paure, di amore al di là di ogni ostacolo. In un’epoca difficile per l’Italia e, più in generale, per il mondo intero. Era il 16 giugno e l’esercito italiano si muoveva secondo il piano stabilito dal generale Luigi Cadorna sul fronte della Venezia-Giulia.

Un’armata (la Seconda, di cui faceva parte Berti, brigata di fanteria “Emilia”) doveva attraversare il fiume Isonzo e raggiungere la linea del fiume Sava, affluente di destra del Danubio, in prossimità di Lubiana, ora capitale slovena. Mentre la Terza aveva il compito di occupare Monfalcone e giungere sul Carso, nelle vicinanze di Trieste. Era però necessario occupare le alture austriache sulla destra dell’Isonzo, in modo da poterlo attraversare con una certa sicurezza. Ugo si trovava quindi vicino a Plava d’Isonzo, sulla riva destra del fiume, 9 chilometri a sud del capoluogo comunale, Canale d’Isonzo, ora Slovenia.

Con i suoi commilitoni, fu tra i primi a slanciarsi contro una trincea nemica, occupandola, e resistette con il suo drappello (10-12 soldati) per tutta la notte tra il 16 e il 17 giugno, impedendo il contrattacco nemico e consentendo al resto del reggimento, il giorno dopo, di consolidare la conquista fatta.

Per tale azione, gli fu conferita la medaglia di bronzo al Valore militare. In chiave storica, è opportuno sottolineare come tali decorazioni al valore, agli inizi della guerra e soprattutto per i graduati e i soldati semplici, costituivano un avvenimento raro. Gli eventi bellici, però, non andarono in seguito come previsto e, dopo una serie di ben undici, inutili battaglie, arrivò la dodicesima, nell’ottobre del 1917. La scatenarono gli austro-tedeschi. E per l’Italia fu la disfatta di Caporetto.

E fu così anche per il giovane valoroso caporale di Parlascio innamorato di Amelia. Che però riuscì a sopravvivere. Dopo la guerra, Ugo si sposò e si trasferì a Livorno, dove lavorava come operaio dello stabilimento Stanic, oggi Raffineria Eni. Nella casa di via Del Corona, vicino al Cisternone, quella medaglia debitamente incorniciata alle pareti del salotto, è stata sempre il suo silenzioso ricordo. Non volle mai parlare del passato. Ugo Berti riposa al cimitero dei Lupi, accanto alla moglie Amelia. La sua memoria è stata omaggiata dalla Fondazione “Angiolo e Maria Teresa Berti”, al Campo degli Eroi, a Casciana Terme. —

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di Redazione web