Il Tirreno

Livorno

Soli, maturi e felici: «Ecco il mio esame»

Simone Fulciniti

Viaggio in tre scuole “blindate” a raccontare i neo diplomati: «Non è stato uno scherzo, abbiamo studiato come prima»

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LIVORNO

Il grande giorno è finalmente arrivato. Dopo oltre tre mesi di assoluto divieto di accesso, le scuole italiane riaprono i battenti, per la sessione straordinaria degli esami di maturità.

Niente scritti, solo un interrogazione orale, che si svolge in un contesto del tutto singolare. Sanificazioni, controlli all’ingresso, massima attenzione e impegno da parte del personale. E disposizione geometrica delle varie classi, col candidato alla cattedra, e i docenti disposti di fronte a ferro di cavallo, distanti tra loro, con mascherine e in qualche caso anche visiere. Sembra quasi di essere in un film di fantascenza, ma questo vuole il decreto e così sia.

Iti Galilei

In via Galilei, di fonte a l’Iti, ci sono ragazzi in attesa di affrontare l’atteso momento, e qualche parente pronto ad abbracciare l’uscita del maturando. Alessia Anile, per esempio, viene festeggiata con fiori e spumante.

«I professori avrebbero voluto esserci più vicini – racconta –, ma non hanno potuto. Un test diverso da quello che immaginavo, un’esperienza comunque molto bella. Sono soddisfatta. Ho studiato molto, e negli ultimi giorni addirittura incrementato».

Vicino ha un’amica del cuore: anche lei ha superato l’ostacolo con un ampio sorriso. «Ho dovuto tenere la mascherina. I professori sono stati a bravi metterci a nostro agio. Mi sarebbe piaciuto fare anche le prove scritte, vivere l’esame in modo collettivo. Ma esco comunque soddisfatta». Al bar, dall’altro lato della strada, si rilassa Tommaso Fachinetti. «Aspettavo una commissione severa, invece sono stati tranquilli. L’allestimento non mi ha sconvolto, anzi dalla cattedra mi sentivo il capo. L’ultimo periodo è stato difficile, ero depresso e ansioso. Un esame così, lo racconterò ai figli e ai nipoti».

Liceo Cecioni

Scene di euforia anche qualche metro più avanti, al Liceo Cecioni. Alice Ciaponi viene accolta coi palloncini colorati. «Strano per la situazione, ma è andata bene. Ho superato bene 45 minuti di severa interrogazione. Non nascondo che avrei preferito le emozioni di una maturità normale, con le varie prove da superare. Ma non mi lamento».

C’è anche Francesca Chisari: un amico sottolinea che si tratta di miss Livorno. «Una professoressa era in remoto al computer, tutti gli altri intorno a semicerchio, con mascherine e visiere. Una situazione insolita, destabilizzante». Piena di adrenalina, circondata dalle compagne che le chiedono notizie, esce Luana Da Silva Santos. «I prof sono stati carini. Ma lontani e con le mascherine, si capisce poco quando parlano. L’ultima fase di studio è stata traumatica, non potevamo trovarci ne prendere una boccata d’aria. Io ho una famiglia numerosa, e a casa ho fatto fatica a concentrami». Missione compiuta dunque, un ulteriore passo verso la normalità.

Liceo Enriques

«Il nostro un esame facilitato? Tutto il contrario!». Con l’adrenalina ancora in circolo e il sorriso che si allarga piano piano sotto la mascherina, le ragazze e i ragazzi di via della Bassata raccontano la prima (e speriamo l’ultima) maturità con il Coronavirus, dopo mesi di video-lezioni con l’incertezza del “come sarà” la prova più importante della carriera scolastica: con prove rivoluzionate, tante speranze per il futuro e qualche sassolino nelle scarpe.

L’ingresso del liceo scientifico Federigo Enriques è blindatissimo: si entra solo uno per volta con guanti e mascherina, si segue il percorso fino alla fantomatica “aula anti-covid” che neanche la Spectre, e infine si esce da un’altra porta dove fuori aspettano amici e famiglia; nel mezzo ci sono i minuti più lunghi di tutta la vita. «L’aula era pulita e disinfettata, i professori avevano la mascherina e si è svolto tutto a regolare distanza. Sotto questo aspetto ero più preoccupato io dei miei genitori ma è andato tutto bene», precisa Mattia Logi, che poi racconta: «Ci avevano detto che l’esame si sarebbe svolto in un contesto del tutto diverso. Alla fine è stato tutto come ce lo avevano descritto».

Un immaginario costruito in fretta e furia, spazzando via in pochi giorni anni di racconti di genitori, fratelli maggiori, film e serie Tv.

«Mi è mancato il fatto di stare con gli amici a prepararci tutti insieme, ma d’altra parte la situazione è questa. Nella sfortuna comunque siamo riusciti a sostenere la prova con dignità, sono consapevole di sapere le cose e mi piace pensare di aver fatto un esame al pari di quello “tradizionale”», conferma infatti Matilde Viano, che tuttavia avrebbe preferito «che ci avessero avvertiti dell’orale un po’ prima, invece che l’altro ieri (lunedì 15, per chi legge; ndc)».

Nel calendario _sui generis_ di questa maturità non ci sono infatti le prove scritte (e questo lo sapevano tutti gli studenti), la vera incognita era appunto l’orale. «I prof erano disposti a ferro di cavallo, è stato un po’ difficile guardarli tutti perché ero “bloccato” nel mezzo e dovevo girarmi dando le spalle», confessa Niccolò Danieli, che però rassicura i colleghi maturandi: «Questo esame è tosto e impegnativo, credo che il nostro futuro non verrà penalizzato dal modo in cui si è svolto».

Niente paura dunque per una maturità in “versione Bignami” . Garantisce Sara Auriemma: «Forse c’era meno tensione, ma abbiamo comunque studiato tutto il programma; e ce lo siamo portati dietro». Letteralmente. Al posto degli scritti c’è l’elaborato digitale preparato a casa, negli zaini imbustati nella plastica ci sono tutti i libri del biennio. —

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di Redazione web