Il Tirreno

Livorno

IL TURISMO AI TEMPI DEL VIRUS 

Pisani a Livorno in visita alla città: Fortezza e “5 e 5” per San Ranieri

Tommaso Silvi
Pisani a Livorno in visita alla città: Fortezza e “5 e 5” per San Ranieri

È la stravagante iniziativa dell’agenzia di viaggi Anthurium «Bloccati dal Covid, e allora ecco le gite a chilometro zero» 

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Tommaso Silvi / LIVORNO

E se il derby fosse un viaggio? La torta di Gagarin come un gol all’ultimo minuto. Uno smacco. Venti pisani in gita a Livorno nel giorno di San Ranieri. Sembra fantascienza, ma è tutto vero. E anche in questa circostanza – come in ogni cosa, ormai – c’è lo zampino del coronavirus. Che ha annientato il commercio e ha spazzato via feste e tradizioni.

Cambia tutto, quindi. Compresa la concezione di campanilismo. E così succede che oggi, nel giorno di San Ranieri, data segnata di rosso sul calendario all’ombra della Torre pendente, a Livorno arrivano venti turisti pisani per un tour della città organizzato da un’agenzia di viaggi targata “Pi”, la Anthurium, con sede in via Cisanello.

Il tour inizierà nel pomeriggio – con ritrovo poco prima delle 17 al Mercatino Americano – e toccherà il quartiere Venezia, la Fortezza Vecchia, la sinagoga in via del Tempio e il mercato centrale.

Poi il gran finale. «Porteremo il gruppo di venti persone – dice Federica Frangioni, titolare dell’Anthurium insieme a Antonella Lorini – a mangiare il mitico “Cinque e Cinque” da Gagarin».

Ogni partecipante spenderà 20 euro, compresa la merenda in salsa livornese. «È una cosa simpatica – prosegue Frangioni – che abbiamo organizzato considerando che la storica festa di San Ranieri, in programma la notte tra il 16 e il 17 giugno nel cuore di Pisa, quest’anno non si svolgerà a causa delle norme anti-coronavirus. Per i pisani, comunque, il 17 giugno rimane un giorno di festa. E allora, visto che non hanno niente da fare, noi lo portiamo a Livorno».

In un momento in cui il settore del turismo è bloccato delle restrizioni ordinate dai vari Paesi del mondo per contrastare la diffusione di Covid-19, gli operatori devono ingegnarsi per fare in modo di non lasciare ancora le casse vuote. I danni sono già enormi. C’è la necessità di ripartire. Anche dalle piccole cose. Come la “spedizione” dei pisani a Livorno. «Alla fine del 2020 il nostro mancato incasso sarà di circa 900mila euro. Nel solo periodo di marzo registriamo un danno da circa 350mila euro. Stiamo attraversando un periodo davvero critico – racconta Federica Frangioni – che ci costringe a puntare esclusivamente sulle destinazioni vicinissime a noi, quelle che si possono raggiungere senza alcun tipo di problema». Viaggi brevi, in città e località a pochi chilometri da casa. L’estero, per ora, può e deve aspettare. Gli effetti della pandemia sul turismo sono destinati a durare ancora per parecchio tempo. E nelle agenzie di viaggi vengono proposti pacchetti alternativi, esperimenti per non far interrompere il giro di affari e dare un servizio di qualità ai clienti. In molti, infatti, nonostante il virus sia ancora in circolo, seppur i dati parlino di un arretramento della malattia, anche e soprattutto in Italia, chiedono informazioni per poter passare l’estate in una località che sappia conciliare sicurezza e benessere.

«Abbiamo annullato viaggi in Uzbekistan e in Irlanda, e facciamo fatica a trovare strutture disponibili ad accogliere turisti anche nel sud Italia. Pochi giorni fa – racconta Frangioni – una coppia è entrata in agenzia per prenotare un viaggio in Calabria. Ho impiegato molto tempo a rintracciare una struttura in grado di accoglierla, perché molti alberghi sono chiusi. Il coronavirus ha prodotto effetti devastanti, la nostra categoria si trova davvero in ginocchio. Viaggiare in questo momento non è facile, ma si possono comunque scoprire luoghi fantastici, studiare itinerari interessanti, economici e suggestivi, senza allontanarsi troppo da casa. La visita a Livorno, per esempio, sarà coordinata da una guida specializzata, che spiegherà ai partecipanti segreti e antichi aneddoti legati alle varie zone della città. Una giornata diversa, per andare a conoscere una storica città toscana in ogni suo angolo».

Niente derby, per una volta. I pisani diventano turisti ai piedi dei Quattro Mori. Azzannando un panino con la torta. E guai a chi si azzarda a chiamarla “cecìna”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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