Il Tirreno

Livorno

La scuola che vorrei dopo il coronavirus La vera “lezione” di questi mesi sospesi

Federica Parlanti Chiara Lo Re

I giovani di Uni Info News gettano lo scandaglio fra gli studenti con un questionario che ha coinvolto oltre 300 ragazzi e ragazze 

5 MINUTI DI LETTURA





l’indagine

Quali sono le prospettive, i vantaggi e gli svantaggi della didattica a distanza? I giovani esponenti del progetto Uni Info News che raggruppa universitari, laureati e lavoratori da 25 ai 35 anni (collaborano anche con l’associazione culturale "per la Rinascita di Livorno") si sono interrogati su questo e hanno raccontato come studenti ed insegnati vivono questa esperienza di “scuola in lockdown”. Lo fanno in questo articolo scritto da due di loro: Federica Parlanti, insegnante di lettere, e Chiara Lo Re, operatrice culturale. È il frutto di una ricerca con un questionario a oltre trecento studenti: si pone come riflessione con la volontà di stimolare la questione alla luce di questo momento di cambiamenti.

Ognuno di noi ricorda probabilmente molto bene l’anno della maturità, questo che sarebbe stato l’ultimo anno di scuola, l’anno per eccellenza si potrebbe dire, con le sue ansie, difficoltà ed esami che sembravano allora insormontabili.

Alla luce della situazione attuale sorge una domanda spontanea seppur retorica: se insieme alle svariate emozioni contrastanti di quell’anno avessimo aggiunto anche le lacune del programma, il distanziamento sociale e la mancata condivisione dell’esperienza con compagni e insegnanti, come saremmo stati?

la tecnologia nelle nostre vite

Riflettendo su questo e stando vicini a ragazzi che stanno vivendo in prima persona questa nuova situazione abbiamo provato a rispondere traendo delle conclusioni e degli stimoli di ripartenza per quello che sarà sicuramente un anno scolastico unico nel suo genere.

Già da tempo strumenti tecnologici e media fanno parte, volenti o nolenti, del percorso di crescita delle nuove generazioni, ma mai ci saremmo aspettati di doverci affidare completamente a questi durante il percorso di apprendimento. A scuola già si usavano computer, lavagne digitali, internet, social, laboratori multimediali… eppure, seppur consapevoli di star imparando un altro linguaggio, siamo rimasti basiti difronte alle difficoltà comunicative che incontriamo con questi strumenti che pensavamo di saper gestire così bene. Questo lockdown ci ha disarmato e obbligato a tornare tutti alunni verso un nuovo modo di comunicare, apprende e vivere. Ma cosa ne pensano i ragazzi, ovvero i principali protagonisti di questo gigantesco esperimento didattico e sociale? E come sarà la “notte prima degli esami” del 2020?

l’identikit della “Dad”

La “Dad” o “didattica a distanza” sarà il volano del nuovo ventennio scolastico o comunque sarà quello di cui si discuterà negli anni a venire per comprendere gli effetti che ha avuto sulle nuove classi di bambini, adolescenti e ragazzi. Sin dal principio si è resa sempre più palese la differenza generazionale tra alunni e loro insegnanti, tra mezzi della scuola e grandi potenzialità degli strumenti online e, soprattutto, è improvvisamente emersa la questione del “digital divide” cui si è tentato di sopperire con gli scarsi mezzi a disposizione.

Se il 74% dei ragazzi ha dato una valutazione sufficiente o più che sufficiente alla “Dad” è doveroso segnalare che in realtà all’84% degli stessi manca la scuola e la sua dimensione; emerge come primario l’aspetto relazionale con i compagni (ben il 62% lo ha segnalato come aspetto primario) e risulta significativo anche quel 4% di studenti che dichiara di soffrire particolarmente la mancanza di una relazione dal vivo con i professori. Con la didattica a distanza i docenti hanno meno possibilità di seguire i ragazzi, sia per motivi di tempistiche che di comunicazione, e tutto l’universo essenziale del linguaggio non verbale, dell’empatia, della sensibilità e del metodo che alimenta il rapporto insegnante-alunno viene a mancare. Le maestre baciano e abbracciano i loro bambini, i professori scrutano le facce e gli occhi per capire se c’è qualcosa che non va, osservano il loro modo di vestire, il taglio dei capelli, pronti a cogliere qualsiasi novità, i sorrisi da un banco all’altro, le liti.

Come fare tutto ciò dietro una fotocamera? Semplice, non si può.

tempi di studio più elastici

Certo, la didattica a distanza ha anche i suoi vantaggi, tra cui la sveglia più tardi, l’assenza di spostamenti ma, soprattutto, dichiara il 37% dei ragazzi, la maggiore elasticità dei tempi di studio. Diversi ragazzi asseriscono che in casa riescono a stare più attenti e concentrati, che l’ambiente è più tranquillo e soffrono di minor ansia da prestazione: queste risposte devono farci molto riflettere sull’ambiente scuola.

Classi-pollaio, come le ha definite la ministra, la pessima acustica, la fatiscenza che si respira in molti edifici scolastici, la competizione sfrenata, la corsa al voto: tutto ciò deve cambiare. Questo non significa distruggere, stravolgere quello che è il risultato di esperienze e anni di storia e vite; significa vagliare quelle infinite possibilità di crescita e miglioramento che tengano conto dei reali bisogni dei soggetti coinvolti, a partire dall’assunto aristotelico “l’uomo è un animale sociale”. Sociale, non solo social. È socievole, bisognoso, chiacchierone, arrabbiato e partecipe di un’enorme gamma di sentimenti che uno schermo non potrà mai riuscire a comunicare.

A prova di tutto ciò uno dei risultati più forti è stato il “mi sento più solo/a”, affiancato da stati d’animo di perplessità e preoccupazione: non dimentichiamoci la fragilità di queste età di transizione e crescita; non dimentichiamoci le singole necessità personali dei ragazzi (alunni con sostegno o con disturbi specifici) e consideriamo l’impatto psicologico che questo periodo avrà su tutti coloro che sono a tutti gli effetti gli adulti di domani.

Queste risposte emotive e cognitive, l’esperienza dei docenti e le difficoltà dei genitori ci dicono che forse dovremmo rivedere il modo di verificare le competenze e di strutturare i programmi scolastici affinché favoriscano l’intraprendenza, l’organizzazione del tempo di studio e lo spirito di networking a sfavore della competitività.

nuove forme comunicative

Magari sarà pensabile lo sviluppo di nuove forme comunicative per alcune materie, nuove disposizioni delle aule, programmi svolti in parte a casa. Bisognerà ripensare a una serie di soluzioni per aiutare la socialità di soggetti a rischio, non solo con bisogni dichiarati, ma anche depressione giovanile o situazioni di asocialità; bisognerà trovare un momento di vero lockdown dagli smartphone per evitare danni fisici e mentali. Trasversalmente sarà necessario creare le riforme ricordandosi che la scuola è il luogo di incontro, scontro e confronto per eccellenza. In fin dei conti l’immobilità e l’annientamento ci sono infinite possibilità di ibrido.

Utopia? Probabile.

Non si potrà sapere finché non si risponderà alla crisi in modo coraggioso, ripartendo dalle basi e non facendo pervenire soluzioni a cascata, perché la lezione è sotto i nostri occhi e adesso va appresa più che impartita: bisogna lavorare meglio, non di più.

Federica Parlanti

Chiara Lo Re

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web