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Sequestrata la nave dei marittimi senza paga
Ultimatum del sindacato internazionale: o saltano fuori gli stipendi o sarà guerra totale a suon di carte bollate
livorno
È scattato l’ultimatum del sindacato internazionale dei marittimi: o nei prossimi giorni arrivano i soldi per pagare gli stipendi arretrati ai 13 membri dell’equipaggio o la nave ora ormeggiata nel porto di Livorno finirà nel mezzo di una tempesta perfetta. No, niente a che vedere con bufere meteo o onde del mare, la “tempesta” è di ordine giudiziario-amministrativo perché il sindacato minaccia di far partire il siluro della richiesta di abbandono nave.
Se davvero si arrivasse a un tale scenario, le spettanze dei marittimi finirebbero per essere soddisfatte dall’assicurazione di settore ma per l’armatore inizierebbe una serie di guai a catena. Eppure la general cargo battente bandiera delle Isole Vergini Britanniche lunga 100 metri al centro di questo caso è in buone condizioni ed è tutt’altro che una bagnarola o una “carretta del mare” del quale un gruppo imprenditoriale possa volersi disfare senza troppi pensieri. Al contrario, a quanto è dato sapere ha ancora un valore di mercato e dunque potrebbe risultare poco comprensibile come non si sia ancora non trovata una soluzione.
Sta di fatto che i marittimi – tutti ucraini, russi e rumeni (ad eccezione del comandante genovese), imbarcati chi a gennaio o febbraio e chi già da più di sei mesi – non hanno visto neanche un soldo fin da marzo e adesso devono riscuotere 32mila dollari per il mese di marzo e quasi altrettanto per quello di maggio, oltre a 35mila dollari per le paghe di aprile, senza contare altri 90mila euro per questi stessi tre mesi, aggiungendo poi i giorni relativi agli stipendi della prima parte di giugno. A quanto è stato possibile ricostruire, non è escluso che pure l’agenzia di gestione degli equipaggi abbia crediti in attesa.
Non basta: è stato disposto il sequestro della nave al centro del caso: l’ha deciso la giudice del lavoro Federica Manfrè su richiesta del sindacato internazionale Itf entrato in azione con l’ispettore sindacale Bruno Nazzarri e rappresentato dall’avvocato Bruno Neri.
Secondo quanto viene riferito dagli stessi rappresentanti del fronte dei marittimi, l’armatore – un imprenditore romano la cui società ha il quartier generale in provincia di Nuoro e dispone di una sede secondaria a Livorno – ha annunciato a più riprese l’intenzione di rimettersi in pari con il pagamento degli stipendi ma «finora, adducendo ora un intoppo ora un altro, la cosa si è concretizzata solo in un susseguirsi di slittamenti e rinvii, questo ci ha costretto a tutelare i lavoratori con l’azione davanti al giudice del lavoro», raccontano Neri e Nazzarri.
Comunque, non manca l’aspettativa di poter arrivare a una soluzione. Stiamo parlando di una nave arrivata nella rada di Livorno da un porto spagnolo e rimasta a lungo nello specchio acqueo davanti al nostro porto in attesa di trovare un caricorivo daa dalle Balneari.
La nave è rimasta all’ancora davanti al porto di Livorno per quasi un mese: in precedenza aveva fatto la spola sia con la Sardegna che con l’Africa ma, al pari di quanto accaduto ad altre navi rimaste in circolazione “in attesa di ordini” , senza carico. Certo non ha aiutato l’esplodere dell’emergenza sanitaria da coronavirus che ha messo in ginocchio i flussi di merci a livello internazionale. Anche questo, però, è una giustificazione che vale a metà, visto che negli ultimi tre mesi gli arrivi e le partenze di navi a Livorno si sono bruscamente ridotte ma restano comunque al 60% dello standard dello stesso periodo dello scorso anno. —
Mauro Zucchelli
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