Gioco
Da Mamma Franca a Protti la baracchina abbandonata diventa una galleria d’arte
In azione il progetto #io-manifesto. Nella notte le opere del collettivo che già aveva abbellito piazza Magenta affisse sui vetri della struttura in viale Italia
LIVORNO. Mamma Franca, Protti, Lucarelli, la scrittrice Anna Franchi, bella pattuglia di miti labronici. E anche il mare, il dolore, la madonna e la famiglia. Un’altra notte magica a Livorno, notte d’arte e sorprese, e ancora una volta la conferma che questa città è bagnata dal mare quanto dall’arte, street art in questo caso, arte per tutti e di tutti, quella che a volte sfida i divieti e che sempre non chiede permessi. Così, giusto pochi giorni dopo che in Venezia il collettivo Le Lediesis ha disseminato le super-super donne che fanno l’occhiolino, dopo il grandioso inizio in Piazza Magenta con i supporti dei manifesti pubblicitari tristemente abbandonati durante il lockdown trasformati in cornici per opere d’arte, ecco che una parte del solito gruppo di artisti (quello di piazza Magenta) ha fatto rinascere un altro “vuoto”, una baracchina chiusa da tempo, sul viale Italia, ossia il Tiburón, tradotto dallo spagnolo, lo squalo.
«Anche perché ci sono dei veri e propri squali in giro, pronti all'assalto, le città sono in svendita, e loro creano obbrobri funzionali al guadagno. Noi vogliamo denunciare questa morsa e appropriarci artisticamente degli spazi abbandonati» spiegano gli autori. Che accanto alla baracchina diventata galleria a cielo aperto con le sue vetrate popolate di personaggi hanno affisso una sorta di “guida” alla lettura delle opere e alla conoscenza degli artisti. «Sono 10 manifesti, un chiaro richiamo alla storia di Livorno, col suo o calcio, Protti e Lucarelli, con le sue donne forti, la commerciante icona Mamma Franca e la scrittrice Anna Franchi, con l’anima popolare, una famiglia sulla scalinata e la Madonna di Montenero che protegge, con la sua fantasia -la bambina in sella ad uno scarabocchio- la vicinanza con Firenze e il volto iconico di Medusa e il suo richiamo ad una femminilità distorta, per il suo mare, fotografato, amato, bagnato» spiegano .
Rotondi,Oblo, Boccini , Restivo e Libertà, ecco come si chiamano gli autori, e la mostra è un sovrapporsi di ironia e protesta, celebrazione e ribellione. Un omaggio al lungomare ma anche una denuncia. Ne spiega il senso Michael Rotondi, uno degli artisti (suoi sono sia Protti e che Lucarelli), livornese, 42 anni, base a Milano, mostre e collezioni in tutta Italia e all’estero. «Il progetto #io-manifesto è artistico ma anche politico - dice -. Perché abbiamo voluto attirare l’attenzione proprio sugli spazi inutilizzati, che a Livorno sono tanti. Perché non vengono messi a dfisposizione degli artisti? A Livorno c’è una grande vitalità in questo senso eppure c’è anche tanta ignoranza. Si inseguono magari personaggi che sono di fuori città, ci si fissa sulle pur pregevoli campagne per la chiesa degli Olandesi e si ignorano livornesi che il mondo dell’arte contemporanea conosce ben oltre i confini provinciali. Ecco noi vogliamo questo, attenzione e considerazione, quella che ci danno fuori da Livorno, anche da parte dell’amministrazione.
Quella baracchina chiusa da 15 anni è stata quindi una scelta simbolica... «Sì, tra l’altro sia io che Oblo ci avevamo lavorato, tra arte e musica... Mettere questi spazi a disposizione degli artisti porterebbe solo beneficio alla città. E creerebbe connessioni con tanti altri artisti che ciascuno di noi conosce fuori di qui, un arricchimento a costo zero. Ecco perché dopo piazza Magenta abbiamo deciso di creare l’hashtag #io-manifesto. Per mettere a disposizione della città le nostre opere come abbiamo fatto con queste azioni ma anche perché siano sempre di più i luoghi dove l’arte può crescere». —
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