Il Tirreno

Livorno

il viaggio 

Dal centro alla periferia Tanti sapevano, nessuno parla

Tommaso Silvi
Dal centro alla periferia Tanti sapevano, nessuno parla

A spasso per le strade che ospitavano i centri del sesso Tra le persone che vedevano  gente entrare nei fondi “strani” «Si vedevano dei giri sospetti»

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Tommaso Silvi / LIVORNO

“Gesù Cristo è l’unica via per Dio”. Così recita il volantino della chiesa cristiana evangelica che un giovane distribuisce in via Maggi. Proprio sotto casa di Antonio Mattera, accusato di sfruttamento della prostituzione. L’idraulico in pensione di 78 anni che secondo gli inquirenti gestiva tre case chiuse a Livorno ne avrà di tempo per pregare. Se vorrà. Perché è agli arresti domiciliari.

Chiuso nella sua abitazione a due passi da piazza XX Settembre. Una zona dove etnie, lingue e culture si intrecciano. Dove Livorno si riscopre terra di mezzo tra mondi diversi. Ma dove, al di là del Paese di nascita, si conoscono tutti. E infatti basta varcare la soglia di un negozio per sapere chi è Antonio Mattera.

«Ieri mattina (mercoledì per chi legge, ndr) ho visto un via vai di auto della municipale. Poi ho saputo di Antonio. L’ultima volta l’ho incrociato tre giorni fa». A parlare è un signore sulla sessantina, mascherina sul volto e un secco “No” alla richiesta di svelare il suo nome. «Non ho paura di Mattera - dice - ma voglio farmi gli affari miei. Non immaginavo che avesse a che fare con le prostitute. Peggio per lui». La Livorno delle case chiuse in salsa cinese si snoda nelle vie centrali. In via Maggi, Mattera ci abita, ma ha anche un appartamento che utilizzava per gli incontri sessuali delle “sue” ragazze coi clienti.

Come in via dei Funaioli, dove quando il libeccio spazza la costa è possibile sentire il rumore delle onde del mare. Ragazzini in bici con Estathé e pantaloncini amaranto “guadagnati” allo stadio. Gelaterie, pizza a taglio. Movimento. L’ambiente perfetto per non dare nell’occhio. E infatti erano tanti quelli che sfruttavano il “traffico” di gente per passeggiare indisturbati fino alla piccola porta al civico 75. Dove la spensierata quotidianità cittadina si interrompeva. Lasciando spazio al più riservato mondo dell’eros di “contrabbando”.

«In questa strada facevano più soldi in quel fondo che nelle altre attività regolari. Lo sapevamo tutti che c’erano le prostitute, c’era un via vai di persone continuo». A parlare è una signora sulla porta di un panificio. Anche lei preferisce rimanere nell’anonimato. «Io sapevo tutto, però non mi va di metterci la faccia», dice con un filo di preoccupazione negli occhi.

I sigilli della municipale sventolano accarezzati dalla brezza che profuma di salmastro. E chi passa di fronte all’immobile in cui si poteva fare sesso con ragazze cinesi pagando alcune decine di euro non si stupisce più di tanto. Tutti sapevano cosa accadeva in quell’angolino quasi sul lungomare, un po’ nascosto da una leggera rientranza architettonica della porta d’ingresso. «E chi non lo sa - puntualizza l’ennesima testimone anonima - dice una bugia. Uscivano ed entravano uomini di tutte le età». Via in auto. Direzione nord. Nell’altra “tana dell’amore” gestita da Mattera a Livorno. Al 408 di via Provinciale Pisana. Qui di ragazzini non ce ne sono. Il mare non si sente. E non si vede. Dopo una curva insidiosa della strada si apre un mini-complesso di palazzine gialle. Modeste. Porta, una finestra con persiane verdi nella parte superiore, e tanti silenzi.

Una signora si affaccia, poi capisce che rischia una domanda sull’abitazione proprio accanto alla sua, dove le cinesi si facevano pagare dagli uomini in cambio di sesso, e rientra velocemente chiudendo addirittura la finestra. Parla (poco) soltanto una donna straniera, a qualche civico di distanza dal locale sequestrato in seguito all’operazione della polizia municipale.

«Lì non ci vedevo mai nessuno - dice - non sapevo che ci fossero giri strani. Qui ci facciamo gli affari nostri». Detto, fatto. Anche lei saluta con un sorriso scocciato e sparisce in casa. Silenzi, sguardi di sfuggita, voglia di non immischiarsi in un affare - l’inchiesta che riguarda Antonio Mattera - che incuriosisce e spaventa allo stesso tempo. Il mondo dell’amore segreto livornese. In cui tutti sanno, ma nessuno parla. Perché alla fine è meglio stare un passo indietro. Lontano dai riflettori. Al buio. Come nelle case di appuntamento in cui lavoravano le ragazze cinesi. —

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