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gli artigiani cna  

«Qualche passo avanti ma la ripartenza è a metà C’è ancora fame di soldi»

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«Finalmente il Decreto Liquidità è stato convertito in legge dello Stato e pubblicato in Gazzetta: sono cambiate diverse cose per le imprese. Tendenzialmente sono stati estesi i benefici delle misure e sono state semplificate le regole di accesso ai finanziamenti bancari». Ma a giudizio degli artigiani Cna è un passo avanti solo a metà: importante sì, e tuttavia non ancora manca qualche atto formale che possa dare concretamente il via alle erogazioni. Parola di Andrea Porciani, responsabile dell’ufficio credito della Cna. Ce la mette tutta per dar mostra di ottimismo. Il motivo? «Soprattutto per la possibilità di allungare i tempi di restituzione e quindi, a parità di importo richiesto, di abbassare ulteriormente la rata mensile».

le ultime modifiche

Cos’è cambiato con le ultime modifiche? Non solo l’importo massimo sale da 25 a 30mila euro, il piano di ammortamento si allunga da 6 a 10 anni, compresi i 24 mesi di preammortamento. A ciò si aggiunga che: 1) il massimale della richiesta non è più calcolato solo sul parametro dei ricavi ma guardando a cos’è più conveniente: se il 25% dei ricavi oppure il doppio del costo salariale lordo 2019; 2) entrano fra i beneficiari alcune categorie di impresa prima escluse, come gli agenti assicurativi, i birrifici artigianali, le associazioni professionali e le società fra professionisti; 3) il “terzo settore” era in precedenza del tutto tagliato fuori e ora avrà una sezione a sé.

C’è una sottolineatura da fare: se si fosse ottenuto il finanziamento con le vecchie modalità, – dice Porciani – è possibile chiedere alla banca l’adeguamento del finanziamento già erogato alle nuove condizioni. Anche se non sarà una cosa immediata: gran parte degli istituti di credito sono ancora alle prese con il disbrigo delle migliaia di richieste costruite sulla base delle vecchie regole. A che punto siamo? Dagli uffici Cna si stima che sia stato risolto «circa il 75 % delle pratiche presentate». E’ positiva, a giudizio di Porciani, anche la semplificazione: rafforzate le autocertificazioni dell’impresa e le banche possono snellire l’acquisizione di documenti («è stato questo un fattore che ha rallentato parecchio»).

la sete di liquidità

Ma non è un segreto che sul fronte delle imprese la “sete di liquidità” non accenna a placarsi: lo conferma il direttore Dario Talini, che continua a invitare a non farsi illusioni sullo stato di salute delle imprese. «Quasi tutte le aziende sono ripartite, e dico “quasi” perché è drammatico il blocco di tutto il settore del trasporto persone Ncc bus e auto. Ma, a parte questo, nella maggioranza dei casi sono ripartiti i costi ma non gli incassi», dice Talini. «Senza contare che, dato il calo dei volumi dovuti anche alle normative anti contagio, i ricavi non coprono quasi mai le spese. Servono quindi gli aiuti a fondo perduto, ed è questa la grande attesa e speranza delle imprese».

Tradotto: Cna insiste nella sua battaglia sui soldi a fondo perduto. «Per ottenere il contributo a fondo perduto per maggio 2020 servirà calcolare la differenza fra il fatturato di aprile 2020 e quello dello stesso mese del 2019: se superiore al 33% scatterà l’erogazione», viene messo in rilievo dalla sede degli artigiani. Il contributo a fondo perduto è determinato applicando a quella differenza una percentuale che varia a seconda dei ricavi o compensi nel 2019: 20% per chi ha ricavi o compensi sotto i 400mila euro; 15% se da 400mila a un milione di euro; 10% se da uno a cinque milioni di euro.

Il contributo a fondo perduto – si rileva - è riconosciuto per una somma non inferiore a mille euro per le persone fisiche e a 2mila euro per gli altri soggetti.

la rinegoziazione

Parlando dei finanziamenti sopra i 30mila euro, Porciani invita a considerare «la situazione finanziaria generale dell’azienda: potrebbe consigliare semmai il ricorso ad una rinegoziazione più ampia della situazione debitoria con un allungamento dei termini e l’accesso quindi ad una rata mensile più bassa, sempre con l’ausilio di garanzie che variano dall'80% fino ad arrivare al 100% grazie anche all'intervento dei consorzi fidi oltre che all'accesso diretto al Fondo centrale».

Di fatto, la norma ha esteso il potenziale della garanzia a «prodotti bancari più elastici rispetto alla veste originaria del decreto legge». Porciani si riferisce a: 1) possibilità di chiedere «fino a 24 mesi di preammortamento»; 2) ammissione alla garanzia anche dei confidi non vigilati; 3) possibilità di richiedere «fino a 10 anni di finanziamento»; 4) aumento di liquidità per le operazioni di consolidamento delle passività («dal 10% al 25% in più di nuova liquidità per le operazioni a valere sul Fondo Centrale di Garanzia»). Sono ammesse alle garanzie del Fondo «anche le società che prima di fine gennaio erano classificate come inadempienze probabili oppure esposizioni scadute sconfinanti deteriorate, a determinate condizioni». —



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