Italia
Operai-acrobati trasformano una facciata sugli scali Bettarini in un’opera d’arte
L’edificio si trova lungo a pochi passi da piazza della Repubblicsa, il lavoro nasce da una messa in sicurezza per il distacco di pezzi di intonaco
LIVORNO. Il colpo d’occhio dalla spalletta del Voltone è superbo. La facciata del palazzo che si specchia nelle acque dei fossi antistanti, sugli scali Bettarini, uno degli angoli più caratteristici della città, si è trasformata in una sorta di opera d’arte. E le numerose fotografie che la ritraggono, da più angolazioni, hanno fatto il giro completo dei social, raccogliendo plateali consensi. Tutto nasce da una semplice messa in sicurezza, necessaria dopo la caduta di alcune parti di intonaco, che hanno costretto la protezione civile a transennare la zona. E quindi è arrivato l’intervento rapido e preciso dell’Acrobatic System, che in accordo con l’amministratore del palazzo, hanno deciso di dargli quel tocco all’apparenza naif.
«L’immobile - spiega Varo Mazzantini, geometra che insieme al collega Alessio Morlacchi fa parte del gruppo Acrobatico - è gestito da Pierfrancesco Ceselli: nel periodo Covid, insieme a lui abbiamo deciso di effettuare una prima picchettatura degli intonaci danneggiati, ormai in fase di distacco, saggiando di conseguenza tutte le superfici». Operazione effettuata in maniera veloce, grazie al lavoro su corda: uno stile che consente di sistemare tutto, palmo a palmo. «Se avessimo dovuto montare i ponteggi, sarebbe occorso molto più tempo, con annessi diversi pericoli».
Varo illustra come lavorando su corda, si proceda dall’alto verso il basso, scongiurando, in questo modo, il rischio che qualcosa possa cadere in testa agli operai. «Finita questa prima fase - prosegue -, abbiamo notato le forme particolari che si erano create ed allora si è pensato di dar loro un minimo di decoro: ecco la parte che da quasi l’impressione dell’opera d’arte. È un intonaco, grigio scuro, impermeabilizzante, fondamentale per ostruire l’ingresso dell’acqua piovana, impedendone le dannose infiltrazioni». Alla facciata hanno lavorato cinque operai (quattro in corda e un a terra), per un paio di giornate. Un impegno rapido dunque, con l’unica noia di trasportare i calcinacci e le macerie fino a via Bosi, percorrendo a piedi un bel tratto di strada. «Questa condizione della facciata dovrebbe comunque essere provvisoria - si aggiunge - ma quello dipenderà da condominio».
L’Acrobatic System è una realtà operante a Livorno dal 2010. Il titolare, Miguel Loza Araya, era arrivato da Nizza pochi mesi prima, con anni di esperienza alle spalle, visto che in Francia questo tipo di attività era già molto avanzato. Mentre in Italia è possibile esercitarla solo dal 2008. Tra pochi mesi dunque l’azienda festeggia un decennale (andato sempre in crescendo) e conta attualmente più di venti persone, tra operai, tecnici e impiegati. «L’impatto e l’ambiente suggestivo dove è ubicato il palazzo - sottolinea Varo-, hanno fatto la differenza. Alcune persone sono venute a chiedere informazioni, per interventi simili , che sembrano dar più valore al fabbricato». Da poche ore inoltre, l’Acrobatic System ha cominciato un altro super intervento, quello alla Chiesa degli Olandesi.
«Fummo chiamati due anni fa semplicemente per mettere in sicurezza il controsoffitto interno - dice l’architetto Gerardo Giachetti, che si occupa direttamente dei lavori —, che è in legno e cannicciato. Durante le manovre ci siamo accorti che c’era una capriata del tetto completamente marcia. E allora abbiamo dovuto fermare le operazioni». L’ingegnere Andrea Cecconi , coordinatore del lavoro, si è messo dunque in moto per fare un progetto di consolidamento , e, assieme alla congregazione olandese alemanna, ha trovato i finanziamenti necessari. «Siamo partiti assicurando la capriata con delle funi di acciaio - conclude Giachetti-. Poi arriverà un tecnico specializzato, che con una strumentazione apposita farà quel punto della situazione che precede l'intervento. Il compito non è enorme ,ma delicato e difficoltoso». —
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