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Indagati per mafia i vertici della Avr, tremano i cento dipendenti di Livorno
Blitz della Dda, in tredici nei guai. L’assessore Simoncini: «Con l’amministratore giudiziario maggiori garanzie»
LIVORNO. Dalle conversazioni intercettate nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria «viene inequivocabilmente confermata la volontà dei rappresentanti della Avr di accontentare gli esponenti delle cosche locali». Lo scrivono i giudici del tribunale di Reggio nel decreto con cui hanno disposto l’amministrazione giudiziaria per Avr: 34 sedi, impianti e distaccamenti, un volume di affari di 200 milioni di euro e 2. 500 dipendenti, cento di questi a Livorno dove l’azienda nel 2019 ha vinto un appalto di tre anni per il servizio di spazzamento.
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Tredici le persone indagate, tra cui dirigenti e funzionari della società, a due dei quali è contestato il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Dalle indagini è emerso che l’espansione territoriale di Avr è stata determinata dalla permeabilità aziendale agli interessi mafiosi e a quelli della cosiddetta “cattiva politica”.
Un’attitudine che per gli investigatori rendeva la società «perfettamente consonante» agli interessi criminali, divenendo «perfettamente funzionale» alla prosecuzione e all’espansione dei sistemi di potere che governano il territorio.
Le indagini hanno fatto emergere rapporti di stabile e oggettiva agevolazione tra l’esercizio delle attività economiche di Avr e imprenditori (nessuno è implicato su Livorno) appartenenti o collegati alle cosche della’ndrangheta collusi. Secondo l’accusa, imprese riferibili a cosche operanti nei mandamenti Tirrenico e Ionico sono state, reiteratamente e colpevolmente, agevolate con l’affidamento e l’esecuzione di opere nel settore edile e manutentivo. In questo contesto un ulteriore elemento di condizionamento dell’attività di Avr, secondo i carabinieri, è riconducibile non direttamente all’infiltrazione mafiosa bensì all’instaurazione di rapporti di scambio con amministratori pubblici infedeli, funzionali, da un lato, ad assicurare a loro utilità e interessi privati, compresa l’acquisizione del consenso elettorale mediante la prassi delle richieste di assunzione e di gestione clientelare delle politiche aziendali, e dall’altro ad assicurare alla società un ampliamento dei profitti attraverso l’allentamento dei controlli sul suo operato.
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«Abbiamo letto la notizia – spiega l’assessore allo sviluppo economico Gianfranco Simoncini – e non voglio entrare nel merito delle accuse. Ciò che ci interessa – va avanti – è che ci sia sicurezza per quanto riguarda la prosecuzione degli appalti su Livorno. Paradossalmente essendo stato niminato un amministratore giudiziario che farà gli interessi del tribunale e non del privato, dà maggiore sicurezza ai dipendenti, in particolare sul pagamento degli oneri come quelli pensionistici che in passato hanno creato problemi». C’è poi la partita della possibile internalizzazione in Aamps dei servizi affidati ad Avr che saranno discussi stamani in commissione. «In prospettiva – chiarisce Simoncini – non vediamo in maniera negativa internalizzare le funzione che Aamps ha assegnato ad Avr, ma a differenza di Pontedera noi siamo nel mezzo di un appalto, che scade nel gennaio 2022. L’obiettivo, come prevede l’appalto è quello di internalizzare prima dell’ingresso in ReteAmbiente cosicché il contratto verrebbe risolto senza penali».
Sindaco Usb e Potere al Popolo: «Assumere in Aamps i dipendenti esterni»
La notizia dell’indagine sui vertici di Avr è arrivata mentre era in corso un presidio davanti al Comune da parte del sindacato Usb e di Potere al Popolo in vista della commissione consiliare di questa mattina che dovrà confrontarsi sulla mozione che riguarda l’internalizzazione del servizio di spazzamento ad oggi affidato proprio ad Avr. «Da mesi – spiegano dal sindacato – chiediamo un intervento deciso della giunta riguardo al sistema di appalti nell’igiene ambientale. Ritardi nei pagamenti degli stipendi, mancati versamenti del Tfr e dei fondi pensione sono solo alcuni degli aspetti più gravi che abbiamo affrontato in questi anni. Da notare anche il silenzio delle altre organizzazioni sindacali che non si sono mai degnate di aprire una vera vertenza su questi tempi. Oggi più che mai ci chiediamo cosa si aspetta a chiudere il contratto con Avr Spa e reinternalizzare tutti gli operatori e le operatrici dentro la nostra azienda pubblica».
Aggiunge in una nota Potere al Popolo: «L’impegno politico che vogliamo dall’Amministrazione comunale è che su un servizio pubblico, e quindi di grande utilità, le responsabilità e la gestione non siano in mano a chi specula e non rispetta i diritti dei lavoratori. E dato che la partita si gioca oggi, se verrà bocciata la nostra mozione ci saranno delle pesanti responsabilità politiche. Prendiamo atto che su Pisa è avvenuta l'internalizzazione del servizio di spazzamento ed affini con grande successo, mantenendo i lavoratori della società Geofor uscente. Dunque ci chiediamo perché nella vicina Livorno non possa accadere lo stesso».
Il deputato M5s Berti: «Nonostante rapporti opachi ha avuto appalti importanti»
L’azienda Avr, da martedì 9 giugno è sotto sequestro per mafia, non avrebbe esitato secondo i pubblici ministeri a scendere a patti con imprenditori vicini ai clan di ‘ndrangheta, ai quali avrebbe affidato lavori e opere, o con esponenti politici calabresi, che avrebbero spesso imposto alla società assunzioni o scatti di carriera per persone a loro vicine in cambio di un minor controllo pubblico. Considerazioni ancora più inquietanti se si pensa che la holding AVR si occupa di raccolta rifiuti in sei regione italiane e della manutenzione di importanti infrastrutture stradali. Un’azienda con un volume di affari di 200 milioni di euro che gestisce 4mila chilometri di strade, tra cui la Firenze-Pisa-Livorno, e i cui servizi di igiene urbana raggiungono circa 600 mila abitanti. A Livorno Avr si occupa dei servizi di spazzamento e di trasporto di rifiuti urbani pericolosi e nella sola Toscana opera in altri dodici comuni. Tredici le persone indagate tra cui il vicesindaco di Reggio Calabria e l’Assessore regionale ai trasporti. Già lo scorso dicembre, con un’interrogazione presentata al ministro dell’Interno, il M5S aveva sollevato il caso di Avr: un’azienda che pur avendo rapporti con soggetti vicini alla criminalità organizzata era risultata affidataria di importanti appalti pubblici. Le notizie di queste ore mostrano la fondatezza delle nostre preoccupazioni e l’importanza di tenere sempre alto il livello di guardia sostenendo così il prezioso lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine.
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