Gioco
Bufera su Giani per i carri armati a difendere l’inceneritore
Il presidente appoggia il termovalorizzatore e il progetto Eni Avanti con Stagno, in alternativa sceglierà opzioni diverse
LIVORNO
Livorno sta diventando un grosso problema per Eugenio Giani, presidente del consiglio regionale, ai blocchi di partenza come candidato del centrosinistra alle prossime elezioni regionali che si terranno a settembre. Da una discussione con i sindaci pistoiesi sulla Tari, durante una diretta Facebook venerdì sera, si è spinto a parlare di “carri armati per assicurare alla Toscana un termovalorizzatore”.
E del suo appoggio al nuovo impianto, il gassificatore dell’Eni a Stagno. Da qui è venuto fuori un putiferio, Giani è stato attaccato da ogni dove tanto che poco dopo la diretta Facebook è sparita. Ma il riverbero c’è stato non solo per la forma scelta, i carri armati per difendere il luogo scelto per l’impianto, ma anche per le dichiarazioni sui contenuti, le caratteristiche dei termovalorizzatori e quelle del progetto Eni. In sostanza Giani è stato accusato di esser incappato in più di uno sbaglio. E i suoi alleati a sinistra per le Regionali si sono fatti sentire .
«Oggi ci troviamo con la cancellazione dell’impianto di Case Passerini. Ma oggi con un termovalorizzatore fatto bene, con camere di post combustione che arrivano a oltre 5000 gradi, viene restituito vapore acqueo non diossina». E qui le prime contestazioni dalle associazioni ambientaliste, come il coordinamento Rifiuti Zero: «Purtroppo non è vero che dai moderni inceneritori esce solo vapore acqueo». Più nelle schede tecniche della Protezione civile si spiega che in un termovalorizzatore si parla “di processo di combustione ad alte temperature comprese tra 850 e 1050 gradi”. Giani è andato avanti: «Diciamolo con chiarezza la Toscana assomiglia più al Meridione che al Settentrione dove hanno 14 termovalorizzatori».
«L’assessore Federica Fratoni e il presidente della Regione Enrico Rossi hanno lavorato molto sul progetto Eni a Livorno e io mi fido di loro». Per Giani, se il progetto di Eni andrà avanti, il «termovalorizzatore verrà a essere quello creato a Livorno con un sistema di contenimento e mitigazione ambientale forti dove c’erano le raffinerie che non si potevano vedere. Ci sarà un circuito chiuso secondo il sistema di smaltimento usato in Giappone dove ci sono 30 impianti di questo genere che non danno emissioni ma una possibilità di scomposizione molecolare che supera la termocombustione». Ma secondo quello che finora è stato esposto dalla stessa Eni, l’impianto progettato, un gassificatore, sarebbe in aggiunta alla raffineria, ci sarebbe comunque l’emissione di anidride carbonica (e non di poco conto). In più, sempre come specificato da Eni, l’impianto di Livorno dovrebbe bruciare plasmix e plastica non destinata al riuso, non rifiuti indifferenziati come nel termovalorizzatore. Infine sarebbe il primo del genere che prende solo uno spunto da strutture già in funzione in Giappone.
Per i tempi Giani ha aggiunto che rispetterà «l’ indicazione formulata da Rossi e Fratoni: un anno e mezzo, due al massimo, perché si concretizzi - spiega - Ma se poi a Livorno non si va avanti, si dovrà identificare un termovalorizzatore in Toscana. E a quel punto non sarà come a Case Passerini dove Rossi a un certo punto ha invertito la tendenza: lo scegliamo bene, individuiamo accuratamente il sito e a quel punto andrò addosso con decisione per realizzarlo».
La Toscana, ha continuato nella diretta Facebook, «ha bisogno di una sua autoproduzione energetica fondata sulla termovalorizzazione dei rifiuti altrimenti per la Tari sarà poco l’importo che paghiamo ora. Farò l’impopolare ma scelgo un sito e su quello vado a diritto con i carri armati perché non è possibile che sulla termovalorizzazione la Toscana abbia impianti chiusi da tempo, come a Scarlino, abbia impianti in cui ci sono comitati a iosa per farli chiudere e abbia rinunciato a Case Passerini».
Poi mette in guardia: «Se non funziona Livorno e io non faccio una scelta decisa verso un impianto di termovalorizzazione, la Tari raddoppia rispetto a quello che costa oggi perché saremmo una regione destinata a smaltire tutto fuori dal nostro territorio e questo onestamente non è possibile. Quindi questa riflessione è opportuna e pertinente».
E il presidente Giani chiude: «Io mi fido di chi mi lascia la prospettiva di Livorno al posto delle raffinerie che ci sono. Se però dopo un anno e mezzo la situazione si trascina, noi individueremo un sito e su quello ci faremo il termovalorizzatore toscano». —
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