Il Tirreno

Livorno

Rossi è commendatore della Repubblica, il capo della polizia: «Complimenti Paolo»

Federico Lazzotti
Rossi è commendatore della Repubblica, il capo della polizia: «Complimenti Paolo»

L’attuale questore di Pisa, livornese doc (e qui ha lavorato vent’anni), premiato alle celebrazioni del 2 giugno: il suo nome proposto dal prefetto   

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LIVORNO. La mascherina sul viso non riesce a nascondere un filo di emozione mentre il prefetto consegna a Paolo Rossi – oggi questore a Pisa, ma nato e cresciuto non solo professionalmente a Livorno dove vive con la famiglia, la pergamena firmata dal presidente Sergio Mattarella. Sopra c’è la nomina a commendatore della Repubblica italiana, massima onorificenza all’ordine del merito. «Mi ha fatto piacere – conferma Rossi – il prefetto di Pisa ha segnalato il mio nome alla presidenza della Repubblica, poi l’ufficio preposto ha verificato i requisiti e mi ha conferito il premio. Poi c’è stata una ulteriore sorpresa: essendo funzionario della polizia è stato avvisato anche il capo, Paolo Gabrielli, che mi ha mandato una lettera confidenziale nella quale mi ha fatto i complimenti».

Dottore, come ha festeggiato?

«Sono andato al mare sul Romito e poi in campagna con i miei cari. La cerimonia è stata emozionante anche se ridotta e distanziata per l’emergenza coronavirus».

Un livornese che viene premiato a Pisa, una doppia soddisfazione...

«Sarei ipocrita se dicessi che non mi ha fatto piacere, come sono contento del fiorino d’oro che mi ha consegnato il sindaco di Prato Matteo Biffoni quando ho lasciato la città. Ma a Livorno dove sono cresciuto resto sempre lo stesso e chi mi conosce lo sa: i livornesi sono fatti così. Comunque l’ho detto anche alla cerimonia: questo è un riconoscimento per i quarantanni che ho trascorso per strada. E devo dire che mi piace anche adesso che ho un ruolo diverso, mi piace stare in mezzo a chi opera davvero tra la gente ».

A chi dedica l’onorificenza?

«Voglio condividerla con tutti i colleghi che mi hanno accompagnato nella mia carriera, perché ho imparato una cosa: da soli non si arriva da nessuna parte».

Lei dottore è l’esempio che si può arrivare molto in alto percorrendo tutti i gradini dal basso?

«Diciamo che è stata una buona carriera (sorride ndr). Ma a me piace ricordare di non essere mai stato solo in questo percorso, sia nell’emergenza, quando ero operativo, che nel coordinamento, intorno a un tavolo. Questo grazie ad agenti, assistenti, ispettori e funzionari che ho incontrato. Fare i nomi è difficile perché ne dimenticherei qualcuno. Ma ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa».

In quarant’anni di carriera ne ha viste molte: capo della mobile, capo di gabinetto, vicario. Il momento più difficile e il più bello che ricorda?

«Il più bello quando nel 2014 sono stato promosso a dirigente superiore. Abbiamo fatto una festa in caserma con una marea di colleghi, in mezzora ho rivisto tutta la mia carriera. Quelli difficili sono stati molti: l’assalto alla Prefettura, gli scontri allo stadio con Roma e Lazio».

Che cosa farà da grande? La rivedremo a Livorno?

«Non lo so. A Livorno sarà difficile. Con questo grado ho ancora due anni prima della pensione, se poi arriverà una promozione e nessuno lo può saper adesso, ce ne saranno altri due. Vediamo...».

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