Il Tirreno

Livorno

andrea cadoni (psicologo ceis) 

«La ripartenza talvolta è vista come una fatica»

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LIVORNO

«Dipende dalle caratteristiche di ognuno e da come ognuno sta in contatto con se stesso». Perché, dice il dottor Andrea Cadoni, psicologo e direttore sanitario del Ceis di Livorno, «la “sindrome della capanna” è ricollegabile a un mix di fattori».

Il dottor Cadoni, nel suo lavoro, sta incontrando sia «chi sente il bisogno di andare contro una regola, quindi, per fare un esempio, esce con la mascherina sotto il mento, e chi percepisce la necessità di un contenimento, quindi gli sembra strano uscire di casa».

Qualche parola sulle caratteristiche personali: «Può darsi che chi è introverso faccia più fatica a tornare alla normalità. Mentre chi è estroverso vede la fine del lockdown come una liberazione. In ogni caso per molti è sembrato molto strano dover cambiare i propri ritmi di vita trovandosi in casa e, una volta abituati a quella situazione, hanno fatto fatica a tornare alla precedente».

La reazione a uno stato di cose, insomma, varia da persona a persona e da carattere a carattere. La sensazione connessa alla cosiddetta “sindrome della capanna” viene d’altra parte descritta come «una sorta di fatica - spiega il dottor Cadoni - perché una volta abituati a un ritmo è faticoso cambiarlo. È anche vero che per qualcuno il lockdown è stata l’ occasione di rivalutare certi aspetti della propria vita. Perché tante volte è difficile esaminare una situazione se ci siamo immersi, mentre la distanza può offrire un altro punto di vista». —

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