Italia
«Attenti a non rintanarci al calduccio della capanna»
Marta Simonetti invita a considerare i problemi del ritorno alla normalità «È come un lungo periodo di degenza, serve gradualità e pazienza con sé stessi»
Rosanna Harper / Livorno
L’emergenza legata al Covid 19 ha stravolto le nostre abitudini, cambiando il modo di approcciarsi alla quotidianità. La quarantena ha toccato gli stati emotivi delle persone che, in maniera obbligata, per oltre due mesi, si sono trovate confinate nelle proprie abitazioni. E anche adesso, con la graduale riapertura delle città e delle attività, gli effetti del distanziamento e del confinamento si fanno sentire sulle abitudini delle persone. A parlare degli effetti psicologici del Coronavirus, è la psicoloa livornese Marta Simonetti, iscritta all’Ordine degli Psicologi della Toscana, prossima alla specializzazione in Psicoterapia Familiare.
Si parla di “sindrome della capanna”, ovvero la difficoltà a staccarsi dall’ambiente domestico, dalla casa. Quali sono i suoi effetti?
«Siamo stati privati della libertà, delle nostre abitudini, tornare alla piena “normalità” sarà molto destabilizzante proprio come quando ci hanno detto che dovevamo restare a casa. È come se dovessimo rielaborare un lungo periodo di degenza, è come se facessimo fatica a lasciare la comfort zone rappresentata dalla propria casa».
Cosa potremmo fare per ovviare a queste difficoltà?
«È necessario provare a rientrare nella propria routine in maniera graduale, procedendo per tappe senza pretendere troppo da noi stessi. Se, invece, trovassimo delle difficoltà è consigliabile rivolgersi a degli specialisti, psicologi o comunque persone che si occupano di salute mentale».
Uso delle tecnologie: come gestirle in modo appropriato senza che diventino una trappola?
«L’utilizzo delle tecnologie, specie dopo il lockdown, può avere una doppia faccia, perché sì, ci può mettere in comunicazione con l’esterno, ma allo stesso tempo, può creare dei limiti proprio con l’esterno stesso, e rinchiuderci nella nostra “capanna” appunto. Gli smartphone ed i computer possono essere pensati come un confine, che ci protegge ma dovremmo chiederci: da cosa ci vogliamo proteggere?».
Si parla di riaperture, ma la grande assente è la scuola. Quali sono gli effetti della didattica a distanza su bambini e ragazzi?
«In ambito scolastico, i ragazzi respirano una sana competizione, positiva poiché li stimola a mettersi alla prova, a confrontarsi tra loro ed i professori, condividono esperienze e crescono. Con la didattica a distanza, invece, si assiste ad un appiattimento, ad una mancanza di stimoli: questa modalità di fare lezione ha livellato la motivazione, manca la voglia di fare, di mettersi a confronto con i pari e con gli insegnanti. Non c’è contatto umano e, invece, a scuola è fondamentale la parte emotiva e relazionale».
Che effetti ha avuto il confinamento sulla gestione familiare?
«Il nucleo familiare ha bisogno anche del contatto con le reti sociali esterne per l’evoluzione dello stesso nucleo. È dalla famiglia che si prende il bello e il cattivo tempo che ci accompagna nella quotidianità. Per ripartire è necessario fare i conti con le nuove consapevolezze che abbiamo provato in questo grande momento di stop». —
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