Il Tirreno

Livorno

Il medico travolto sulle strisce davanti al figlio «Via Gramsci così a rischio è un’onta per la città»

GIOVANNI DELOGU
Il medico travolto sulle strisce davanti al figlio «Via Gramsci così a rischio è un’onta per la città»

Operato d’urgenza, 13 giorni in Rianimazione, è tornato al lavoro un anno dopo l’investimento e racconta la sua battaglia «Da miracolato chiedo un intervento sulla circolazione in città, oggi nessuno è tutelato nell’attraversamento pedonale»

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LA TESTIMONIANZA

GIOVANNI DELOGU

Sabato 30 marzo 2019 poco dopo le 20, terminato il mio turno di lavoro, una volta stimbrato il cartellino dal varco principale dell’ospedale, quello di via Gramsci, mentre attraversavo le strisce pedonali in corrispondenza del varco, dove la carreggiata si slarga, sono stato investito da un Suv che (stante il resoconto di alcuni testimoni) procedeva a notevole velocità («200 all’ora») in direzione di via di Salviano. Il conducente «non mi aveva visto». Io forse sì (dico forse perché ho amnesia quasi totale dell’evento): mia moglie che mi attendeva dall’altra parte della strada con mio figlio aveva notato infatti che prima di essere scaraventato circa 15 metri più in là mi stavo accingendo a voltare nuovamente il capo verso destra per controllare.

Scriveva il Tirreno che “l’uomo era cosciente all’arrivo del volontari” ma chiunque può ben comprendere che l'aver ripreso coscienza non costituisce in sé elemento per inferire sulla gravità del trauma se non superficialmente o, magari, fallacemente. Avrebbe forse potuto attirare l’attenzione dell’opinione pubblica, e magari delle coscienze sociali, conoscere che “quell’uomo” era uno tra i medici dell’ospedale, che quel medico quando è di turno al pomeriggio passa spesso buona parte del suo tempo al pronto soccorso per le consulenze neurologiche urgenti o in emergenza.

Sarebbe stato opportuno mantenere viva l’attenzione dell’opinione pubblica soprattutto sul fatto che “quell’uomo” era stato investito sulle strisce pedonali del “varco principale” (così come improvvidamente lo definisce l’Asl!) dell’ospedale: cioè del varco principale pertinente a un edificio pubblico essenziale per l’assistenza dei livornesi e di tutti gli esseri umani che passino per questa urbe. Un simbolo dello stato di salute civica.

Senza troppo entrare nel dettaglio, dopo due ore "quell’uomo” era già in sala operatoria per un intervento in emergenza sull'addome. Salvo. Poi un altro intervento il 10 aprile sulla tibia. Superato. Nel mentre rianimazione per 13 giorni. Infine dimesso il 19 aprile. Malconcio ma a casa. Riconoscenza infinita ai formidabili colleghi e al personale del nostro ospedale.

Quella sera avremmo dovuto prendere la nave per tornare nella nostra terra: la Sardegna. E invece mi sono ritrovato in rischio di vita al pronto soccorso ma nelle provvidenziali mani dell’amico Miguel Angel Di Sarli: nomen omen.

In Rianimazione, il reparto di San Paolo Roncucci da Livorno, e di tutta la schiera di altri Angeli, dal giorno seguente al risveglio, la mia mente era libera e operativa più di quanto non lo fosse mai stata prima. Facile intuire perché: quando si ha una seconda chance nella vita, se la si riconosce e apprezza, il resto viene automatico. Fortunatamente non vi era alcuna lesione neurologica - e lo potevo valutare da me - quindi, credetti da subito, sarebbe servito soltanto un lungo esercizio di pazienza. “E va bene", mi dissi. La presenza instancabile e constante di mia moglie, dei miei due figli, la vicinanza di colleghi, amici, conoscenti e anche di qualche paziente che aveva saputo: questo mi diede forza di reagire. La miglior terapia, dopo il bisturi fondamentale di Maurizio Viti.

Non saprei precisare quando esattamente, forse in seconda o terza mattinata, venne al mio capezzale il direttore del presidio ospedaliero, Luca Carneglia il quale mi “rassicurò” (e già qui uno inizia invece a preoccuparsi) di aver inviato una comunicazione scritta ufficiale dell’accaduto all’allora sindaco Nogarin e di aver già avuto (o aver in imminente programma) un colloquio personale per discutere di eventuali interventi relativi al famigerato attraversamento pedonale di via Gramsci.

Mi ha in seguito riferito Carneglia che discussero e prospettarono con Nogarin proprio alcune soluzioni.

Quell’attraversamento pedonale vanta, purtroppo, un consistente numero di vittime: sia di feriti che di morti.

Nel mentre l’amministrazione comunale era cambiata e l’attraversamento di via Gramsci è rimasto tale e quale a come era, Carneglia ribadiva che verosimilmente si trattava di “tempi tecnici”. Come si dice a Sassari: semmi sani ("stiamo sani"/aspetta e spera). I tempi tecnici erano scaduti parecchio prima del 30 marzo.

In rianimazione ebbi tempo e modo di riflettere sull’accaduto. Ebbi lì l'occasione di ringraziare la provvidenza per questa nuova opportunità di vita, ebbi lì il privilegio di ragionare sul significato di questa “grazia ricevuta”. Attraverso questo percorso sono potuto giungere con chiarezza a concludere che, senza ulteriori ritardi, sia indispensabile un intervento “rieducativo” complessivo nella circolazione cittadina e che esso non possa prescindere dal tratto di strada che denominerei “via della Salute”: via Gramsci.

Non serbo e non ho mai serbato rancore per il giovanotto che mi ha investito. Ma l’essenza degli eventi che hanno colpito personalmente me e prima di me, talora con molta minore fortuna, numerose altre famiglie, è una delle ferite che restano da imperdonabile tempo aperte in città, ovvero gli incidenti della strada più prevedibili: quelli sulle strisce.

Idealmente nessuno dovrebbe più venire investito, tantomeno sulle strisce pedonali, meno che mai sulla via che conduce i cittadini verso la tutela della loro stessa salute. Meno che mai sull’accesso al lavoro.

Su quelle strisce nessuno è tutelato nell’attraversamento sicuro. Questa è la realtà già evidente a tutti e riconfermata da funeste ricorrenze. È doloroso e irresponsabile, che in tutti questi anni l’amministrazione comunale non sia intervenuta energicamente provvedendo a sanare questa perenne onta alla cittadinanza e al comune senso di civiltà.

Sarebbe interessante conoscere quante siano state le segnalazioni, e gli eventuali solleciti, da parte dell’Asl a fronte degli investimenti occorsi.

Mi è stato detto che non si possano posizionare dissuasori perché le ambulanze non potrebbero condurre i malati al pronto soccorso: e passi.

Ma di presidi “rieducativi" alternativi ne esistono o no?

Intanto, perché non ridurre l’altezza del semaforo all’incrocio tra via Gramsci e viale Alfieri visto che gli automobilisti e i motociclisti che viaggiano di gran carriera verso l’incrocio “raccolgono la sfida” di quel verde sospeso per il cielo e cercano di non “mancarlo”?

E perché non prevenire la nota pratica dello “slalom” tra i malcapitati pedoni, sulle strisce? Non sarebbe il caso che, senza ostacolo per i mezzi di soccorso, la carreggiata, venisse ristretta per un unico mezzo alla volta?

Perché non disporre una regolazione semaforica delle strisce pedonali con possibilità di chiamata?

E perché non preavvisare gli automobilisti e i motociclisti dell’imminenza di un attraversamento pedonale attraverso cartellonistica stradale, con segnalatori luminosi lampeggianti che attirino l’attenzione e distolgano eventuali messaggiatori e chattatori incalliti?

E imporre un limite di velocità di 30 km/h rafforzato da rivelatori-segnalatori di velocità? Dove nell’opera di sensibilizzazione fallisce il richiamo alle coscienze e al rispetto civico, forse qualcosa in più la potrebbe fare un intervento sulle tasche dei trasgressori?

Tutto questo affinché non sia mai stato vano “punire” il responsabile di un investimento, senza aver appreso la lezione dall’esperienza: perché allora non sarà stato meno riprovevole qualsiasi ulteriore ritardo nell'attuare gli interventi necessari a impedire che eventi prevedibili come quello che è capitato a me, continuino a ripetersi nell’indifferenza generale, nell’oblio istituzionale e nel consolatorio rifugio della fatalità lasciando dolore e tristezza nelle famiglie delle vittime e degli innocenti. —



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di Redazione web