Il Tirreno

Livorno

Un mare di ricordi e d’amore per chi non c’è più: sulle pietre i nomi su cui la città ha pianto

Sandro Lulli
Un mare di ricordi e d’amore per chi non c’è più: sulle pietre i nomi su cui la città ha pianto

L’iniziativa di Claudio Bartoli, portuale in pensione, padre di Christian che morì giovanissimo e donò i suoi organi dando la vita a molti coetanei 

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LIVORNO. Sul finire degli anni Sessanta diventò celebre il brano “Ho scritto t’amo sulla sabbia”. Ma questa è un’altra storia: si parla di altro amore; amore e intenso ricordo di chi non c’è più. E non c’è sabbia, ma pietre e scogli che simboleggiano l’ineluttabile peso nel cuore e nell’anima chi è colpito dai lutti. Insomma, questa storia, racconta di ragazzi e ragazze strappati alla vita da destini crudeli; di tragedie e incidenti, di omicidi stradali e anche di malagiustizia. Con un ricordo dei medici morti per curare pazienti affetti dal virus.

Mario Bartoli, portuale in pensione, padre di Christian che alcuni anni fa donò i suoi organi salvando la vita a tanti coetanei (e al quale è stata intitolata la piazzetta ai Tre Ponti), nei giorni in cui è iniziato l’isolamento per il Covid 19 si è trovato per le mani una bella pietra bianca. Pensò a suo figlio, pensò alla sua cagnolina Kyra, anche lei volata in cielo recentemente (conosciutissima in città in tutte le associazioni di bambini disabili, tra i bambini in ospedale e anche nelle scuole materne e elementari), ma nello stesso momento pensò - assieme alla sua attuale compagna Silvia Romano - anche a tutti coloro che in città sono rimasti vittime di episodi tragici.

MOBY PRINCE

«Sai - confida Mario - ci sono luoghi dove il ricordo dei nostri cari ci avvolge ancora di più e si annoda ai nostri sogni, ai nostri ricordi. Luoghi tra cielo, terra e mare dove la loro assenza rende il ricordo ancora più forte….». Ecco come è nata l’idea di portare le ventidue pietre trovate in cave abbandonate nello specchio d’acqua della Scalinata di viale d’Antignano, per deporle in uno scenario incantevole. Tra l’altro proprio di fronte a dove il 10 aprile del 1991 si verificò la strage della Moby Prince (140 morti che chiedono giustizia dopo 29 anni), e dove comunque sarà possibile vedere le pietre con i nomi luccicare per decenni, perché è un tratto di acque basse e molto protette dalle mareggiate.

LA VERNICE

«La ditta Baroni - spiega - è riuscita a farmi una vernice speciale, inattaccabile dal sale marino. E non volevano neppure che la pagassi, sono stati straordinari….». E ieri mattina, insieme a Mario che si è calato in acqua, c’erano una quindicina di parenti stretti delle vittime.La loro raccomandazione è importante: «Non toccate le pietre con i nomi dei nostri parenti, sarebbe come profanare una tomba». Tra poco Mario Bartoli dovrebbe portare alla Scalinata anche un cartello su cui scriverà cosa raccontano le pietre e perché non devono essere rimosse.

LA FARFALLA

Incidere nomi e disegni su quelle superfici dure non è stato semplice. «Ho acquistato un trapano speciale, dopo averne rotto uno normale. Ma sono sincero - aggiunge - quando mi sono trovato a scolpire i cuori ho sentito la mano che andava da sola…». Poi rivela un altro piccolo retroscena. «Pochi giorni fa mi ha telefonato la mamma di Lisa, una bambina che amava le farfalle. E piangendo la signora mi ha chiesto se ero capace di inciderne una al posto del cuore. Ho detto sì. Ma non sapevo farla. Invece ho iniziato ed ho sentito davvero che scolpivo come se mi sentissi sospinto…».

JACOPO

Sulla piana tra i Tre Ponti e Antignano da ieri luccica il nome di Jacopo Pieri, ucciso in Coteto, da un pirata della strada protetto dal “silenzio”; luccica il nome di Ilaria, anche lei morta per un incidente stradale in Calabria. Eppoi c’è Lisa la piccolina che amava le farfalle, c’è Rino, il marito di Simonetta Pampaloni. Chiarisce Mario: «Chi ha piacere mi contatti, sarò felice di scolpire altre pietre. Stamani (ieri mattina ndr) ho visto genitori felici fissare quei nomi, sento di aver fatto un gesto teso a lenire un po’ dolori inestinguibili».

I MEDICI

Tra le 22 pietre ce n’è anche una che Mario Bartoli ha dedicato ai medici (oltre 150) e agli infermieri (circa 100). che hanno perso la vita in varie regioni per curare i pazienti affetti da Covid. «Non potevo non pensare a questi autentici eroi - sottolinea - mi piacerebbe che tante persone che non si attengono a certe norme pensassero che ci sono persone che hanno perso la vita nella lotta al maledetto virus…».


 

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