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L’Authority compie 25 anni Porto, ricorrenza storica senza eventi né candeline
livorno
E’ passato un quarto di secolo da quel giorno della primavera ’95 in cui prendeva vita la prima delle nuove istituzioni portuali, l’Authority creata nei principali porti italiani dalla riforma delle banchine varata – e già questo la dice lunga – più di un anno prima. C’era molto di Livorno in quella riforma (con il lavoro parlamentare di Annamaria Biricotti e Pino Lucchesi ma anche, nel dibattito, gli interventi di Marida Bolognesi e di Altero Matteoli), e Livorno divenne l’apripista dell’applicazione: con il decreto che alle 10 del 31 maggio il commissario Lorenzo Dassatti e il vice Raimondo Pollastrini, a quel tempo capitani di vascello ma entrambi arrivati a guidare l’intero corpo della Guardia Costiera, notificano il decreto di nomina a Nereo Marcucci che sale le scale di quel Palazzo Rosciano risistemato da Franco Cecchetti.
Il porto di Livorno – quel che è stato, quel che non è stato e quel che avrebbe potuto essere – è figlio di quella storia: anche adesso che non riguarda più solo il tratto di costa dallo scalo Morosini allo Scolmatore, ma si è allargato nel 2003 a Capraia, poi a Piombino e all’Elba, finendo per interessare anche l’interporto di Guasticce.
Peccato che per via del coronavirus questa data non sia contrassegnata in qualche modo. Se ne sono accorti pure a Palazzo Rosciano, segnalando che «per celebrare degnamente la ricorrenza» era stato messo in cartellone un programma di eventi: tutto rimandato però a causa del coronavirus, viene spiegato.
Cogliendo al volo la ricorrenza per rievocare la propria storia per sommi capi, l’Authority indica la conduzione di quattro presidenti (oltre a Marcucci, Roberto Piccini, Giuliano Gallanti e Stefano Corsini) ma anche un susseguirsi di commissari (Bruno Lenzi e Salvatore Giuffrè, oltre a Gallanti prima e dopo la sua presidenza, infine Pietro Verna). Si limita a ricordare «il piano regolatore portuale approvato nel 2015; iI risanamento dell’Agenzia per il Lavoro in porto nel 2016; la trasformazione dell’interporto in un moderno retroporto; la presa in consegna di un monumento come la Fortezza Vecchia, in pochi mesi diventato un luogo di attrazione per migliaia di turisti e cittadini; il rilancio dei traffici con il record nazionali per rotabili e auto nuove».
«Celebrare le origini dell’Autorità Portuale non è un esercizio di semplice retorica, soprattutto in un momento così drammatico come quello che stiamo vivendo”, ha affermato il numero due Massimo Provinciali, a Livorno dal 2011 prima al fianco di Gallanti e poi confermato da Corsini. Lo dice rendendo «omaggio a tutti quelli che, in questi 25 anni, hanno lavorato dagli uffici dell'ente per il bene del porto livornese». Poi ricorda che «quel che siamo diventati lo dobbiamo soprattutto a chi ci ha preceduto in questi anni nella guida dell’Authority: ho avuto l'onore e il piacere di lavorare direttamente o indirettamente con tutti i presidenti, ma in questo momento il mio pensiero non può che andare in particolar modo a Giuliano Gallanti. Senza la sua lungimiranza oggi non saremmo forse dove ci troviamo. Se il porto di Livorno ha un futuro che si chiama Darsena Europa, lo dobbiamo in buona parte a lui».
Oggi il tandem Livorno- Piombino è uno dei maggiori sistemi portuali italiani: ogni anno movimenta 42 milioni di tonnellate di merce (il 14% del dato italiano) e quasi 10 milioni di passeggeri) e detiene il record nazionale nel traffico rotabile come tonnellate movimentate e numero di mezzi commerciali. —
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