Il Tirreno

Livorno

porto: sos rilancio 

Zona logistica, altolà al governo «Guai se Livorno resta esclusa»

Mauro Zucchelli

Il rischio di un’interpretazione dubbia della nuova norma. In campo il governatore e il sindaco

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Mauro Zucchelli /LIVORNO

La Darsena Europa resta per ora un miraggio al largo dei bastioni di Orione, l’impasse del microtunnel è ancora lì. In mancanza dell’una o dell’altro, il porto di Livorno torna a guardare a quella che tanti anni fa era stata la battaglia per ottenere la “zona franca”, cioè a ritagliare una fetta di territorio dove concentrare vantaggi fiscali per innescare competitività e attrarre investimenti.

Tutto nasce sotto l’abete del primo Natale del premier Giuseppe Conte in versione giallorossa: è fine dicembre e, quando il Parlamento disegna l’identikit delle “Zls rafforzate”, ci mette un bel pacchetto di incentivi (nelle forme del «credito di imposta per gli investimenti produttivi») ma ci infila un riferimento all’articolo 107 comma 3 lettera c che rischia di essere una bomba a orologeria per Livorno. E’ la parte del trattato Ue che dice cosa si può fare per dare una mano alle aree svantaggiate e cosa invece ricade sotto la mannaia degli aiuti di Stato e dunque è vietato. Ci vogliono occhi attenti per scovare dietro quel riferimento cifrato un perimetro di aree: ciascuna regione ha le sue, qui da noi in Toscana, indica qualche comune apuano più Piombino. Livorno no: c’è un limite massimo del numero di abitanti per le zone “107/3c”– spiega chi ha studiato il dossier – e Livorno ne ha troppi per rientrarci.

Solo che sarebbe proprio una beffa: «Livorno è uno dei pochi porti italiani – dice l’assessore allo sviluppo economico Gianfranco Simoncini – che ha tutte le carte in regola per rientrarci ma c’è il rischio che una interpretazione solo burocratica possa trasformarsi in un boomerang». L’ha detto anche il governatore Enrico Rossi, sceso in campo con una lettera al ministro Giuseppe Provenzano: «Emergono alcune interpretazioni che, se confermate, paradossalmente potrebbero escludere l'area di Livorno e soprattutto il suo porto dal possibile inserimento nella “Zls rafforzata” toscana». Non è un caso che Rossi indichi esplicitamente il paradosso: «Si vedrebbe escludere il principale porto toscano, uno dei maggiori a livello nazionale e sicuramente il porto che risponde perfettamente ai criteri» indicati dalle normative. Inutile dire che è un «fatto inaccettabile dalla Regione Toscana».

«Del resto, – rincara Simoncini – è chiaro cosa significa “area di crisi complessa”: non può rimanere una enunciazione per via di un impiccio».

Il centrosinistra di governo ha fatto quadrato, regista Simoncini. In campo il parlamentare dem Andrea Romano (con un ordine del giorno sul decreto “Cura Italia” approvato a Montecitorio), i vertici della federazione con il segretario Simone Rossi (con un post sui social), il consigliere regionale Francesco Gazzetti (con una mozione proposta in consiglio regionale). Romano: una tal esclusione, se confermata, – scrive nel suo documento – «sarebbe in contraddizione con l’impegno già assunto dal governo» e rappresenterebbe «una discriminante negativa per territori che, come nel caso delle due “aree di crisi complessa” presenti sulla costa toscana, si configurano come nodi logistici di valore strategico». Rossi: «Soprattutto in un momento storico come quello che stiamo attraversando, il tema del rilancio economico del nostro territorio non può essere inficiato da dubbi interpretativi di sorta».

Ma è una battaglia che viene da lontano: era stato il sindaco Luca Salvetti a mette sotto i riflettori il problema già mesi fa al tavolo del ministero dello sviluppo economico nella riunione della “cabina di regia” dell'accordo di programma. Da aggiungere che Gazzetti ricorda che fin dal patto di quattro anni fa col governo il progetto di riconversione e riqualificazione industriale prevedeva «la possibilità di riconoscimento di zona franca doganale». —

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