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Rimosse le reti fantasma il mare respira di nuovo Calafuria torna “libera” e la natura ringrazia

Rimosse le reti fantasma il mare respira di nuovo Calafuria torna “libera” e la natura ringrazia

L’intervento della Guardia costiera dona linfa all’ecosistema marino Sono stati impegnati gli uomini del quinto nucleo subacquei di Genova 

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l’operazione

Il mare di Calafuria torna a respirare. E la natura ringrazia. Martedì scorso, il reparto operativo della Direzione marittima di Livorno, con l’ausilio del personale appartenente al quinto Nucleo operatori subacquei-Guardia costiera di Genova, ha coordinato un’operazione di recupero di una cosiddetta “rete fantasma” nelle acque antistanti Calafuria.

i problemi ambientali

Ne abbiamo parlato - nei giorni scorsi - sull’edizione cartacea de Il Tirreno, raccontando anche tutti i disagi ambientali che le reti da pesca abbandonate possono causare al mondo del mare.

Con la definizione di “reti fantasma” si identificano tutte quelle attrezzature da pesca (quindi stiamo parlando non solamente di reti, ma anche ad esempio di nasse, palangari e altre cose del genere) che finiscono abbandonate sui fondali marini.

Le ragioni

Bisogna sottolineare che le cause sono molteplici, ma quelle primarie sono da individuare in: ostacoli come rocce, secche o relitti dove le reti si possono incagliare; oppure distacchi accidentali causati dal passaggio di imbarcazioni; o condizioni meteo avverse che richiedono l’abbandono per motivi di sicurezza o anche l’abbandono volontario.

Come è facilmente intuibile questi attrezzi costituiscono un serio pericolo per la fauna marina - che vi rimane intrappolata - e per il deturpamento dell’ambiente. La rete rimossa martedì si trovava adagiata su un fondale roccioso compreso tra i trenta e i quaranta metri di profondità, impigliata su uno scoglio.

E’ da aggiungere che l’evidente stato di usura della rete non ha reso per niente semplice il recupero, in quanto l’ecosistema corallino, nel corso del tempo, ha comunque creato sulla rete il suo habitat.

Due squadre di sub

Gli operatori subacquei, data la notevole profondità e la complessità delle operazioni di rimozione, si sono alternati in due squadre per garantire la necessaria accuratezza nell’intervento e arrecare il minimo danno all’ecosistema.

Per questo motivo sono stati lasciati sul posto alcuni piccoli tratti di rete oramai inglobati dall’ecosistema.

La rete è stata successivamente consegnata alla ditta “Labromare”, che si occuperà dello smaltimento. L’attività di martedì rientra in un’ampia campagna di intervento su scala nazionale che vede impegnata la Guardia costiera al fine di tutelare l’ambiente marino lungo le migliaia di chilometri di coste italiane. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web