Il Tirreno

Livorno

«Il calcio è amore, non un business...» Quel primo incontro agli scali Cerere

Gianni Tacchi
«Il calcio è amore, non un business...» Quel primo incontro agli scali Cerere

Il 6 febbraio Yousif accolse i cronisti del Tirreno: elegante, affabile ma all’oscuro di giocatori, contratti o contributi 

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il racconto

Gianni Tacchi

È il 6 febbraio. Majd Yousif è appena tornato da Genova, dove il giorno prima ha incontrato la famiglia Spinelli per rilevare la società amaranto, e ci accoglie nella nuova sede della Share’ngo. Siamo tra la Venezia e l’area portuale, sugli scali Cerere, a pochi passi dal quartier generale dell’Asa. La prima impressione non è delle migliori, forse perché il trasferimento da via dei Pelaghi è ancora in corso: niente nomi né insegne del car sharing, solo un campanello.

L’edificio è storico, con una scala ripida e portoni verdi. La sede della Share’ngo è al primo piano. E all’interno l’impressione è un’altra: uffici eleganti, una ventina di persone al lavoro, finestre sulla Dogana d’acqua e quattro schermi collegati con le “macchinine gialle” noleggiate in Italia, Olanda e Slovenia. «Possiamo spostare qui anche la sede del Livorno», dirà Yousif pochi minuti dopo.



Jeans, camicia celeste, panciotto, giacca blu di lana e fazzoletto nel taschino con decorazioni celesti e gialle. Yousif esce dal suo ufficio, una stretta di mano e proviamo subito a entrare nei dettagli dell’affare con la famiglia Spinelli. «Siamo all’inizio della trattativa: il nostro staff è al lavoro», risponde in inglese, lasciandosi poi andare a qualche battuta in italiano. Racconta di essere nato in Libano, ma di vivere praticamente da sempre in Olanda e di sentirsi olandese al 100%. Parla soprattutto di passione, di un amore a prima vista per la città di Livorno. «It’s feeling, no business», ripete alla fine di ogni discorso sul calcio e sul Livorno. E non nasconde le prime idee: lo stadio da riqualificare, l’intenzione di portare un team di professionisti dall’Olanda, la necessità di riorganizzare il club per arrivare ai vertici.



In quel momento c’è grandissima curiosità intorno a Yousif: quasi nessuno lo conosce, tantomeno a livello imprenditoriale, eppure si presenta da un imprenditore come Aldo Spinelli per rilevare una società da 5 milioni di euro l’anno, tutto sotto gli occhi del sindaco Luca Salvetti. Yousif parla di grandi progetti, non solo con la squadra ma anche con le infrastrutture.

Ma già quella mattina del 6 febbraio emerge qualche perplessità: intanto perché Yousif frena rispetto al comunicato del sindaco del giorno prima sulla «conclusione dell’accordo», poi perché le idee sono tutt’altro che chiare sui contratti dei giocatori e sui contributi dalla Lega di serie B o C. Fatto sta che la storia andrà avanti per quasi quattro mesi: la fideiussione mai presentata, i gruppi di investitori mai svelati, la caparra mai versata nelle casse del Gruppo Spinelli, l’accordo mai trovato veramente dalle parti. E ora il clamoroso finale con arresti e perquisizioni in Olanda, appena fuori Rotterdam. Altro che «feeling»… —

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di Redazione web