Il Tirreno

Livorno

Il blu, grande prediletto da mezza Europa: arte e curiosità secondo Veronica Carpita

Roberto Riu
La direttrice della Fondazione d’arte Trossi Uberti di Livorno, Veronica Carpita
◗
La direttrice della Fondazione d’arte Trossi Uberti di Livorno, Veronica Carpita

Livorno: “Dirne di tutti i colori”: continua la rubrica on line sulla pagina Facebook della Fondazione Trossi Uberti 

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. La percezione del colore non è soltato un qualcosa di fisiologico legato al funzionamento dell'occhio in quanto organo della vista. È anche un fatto culturale per cui in certe epoche oppure in certi popoli taluni colori assumono un'importanza diversa sul piano sociale, artistico o religioso. In tal senso si propone “Dirne di tutti i colori”, la serie di audiostorie online, ognuna della durata di circa mezzora ed avviata poche settimane addietro sulla pagina Facebook della Fondazione d'arte Trossi-Uberti con l'intervento della sua direttrice Veronica Carpita : nell'audiostoria più recente, pubblicata lunedì scorso e scaricabile come le altre anche direttamente da YouTube, si parla del blu, un colore particolarmente gradito in ambito europeo, meno altrove: «Tutti i sondaggi d'opinione dalla Seconda mondiale in poi – spiega Veronica Carpita – mostrano con regolarità che il blu è il colore preferito da più della metà della popolazione europea, molto più del verde e del rosso.

A riferire questa curiosità è Michel Pastoureau, uno degli autori più importanti nella storia dei colori. Il blu è il colore prediletto in Francia tanto da inserirlo nella propria bandiera, meno negli Stati Uniti, in Canada ed in Australia». In altre culture predominano invece altri colori come il rosso in Giappone, il giallo in Cina ed in India, il verde nei Paesi islamici: «Il colore è perciò un fatto rigorosamente culturale». Tracciare le storia del blu è insomma rileggere la vicenda delle società europee. Ma non è stato sempre così: «Per gli antichi romani il blu era assolutamente disprezzato. Era il colore dei barbari, dei Celti e dei popoli germanici i cui guerrieri usavano tingersi il corpo e la faccia di blu prima di andare in battaglia».

Lo vediamo anche nel film “Braveheart” di e con Mel Gibson sebbene sia in realtà un anacronismo essendo ambientato nel XIII secolo. Andando molto indietro nel tempo scopriamo invece che i Babilonesi erano particolarmente attratti dal blu: le mura di Babilonia erano ricoperte di smalto lucido blu lapislazzuli, come pure gli Egizi avevano una certa predilezione per questo colore ritenendolo sacro: «La loro divinità principale, Amon-Ra, veniva spesso rappresentata con la pelle o i capelli blu». È importante poi l'impiego della pianta di guado e dell'indaco per tingere di blu i tessuti, dapprima come prodotto di lusso ed in seguito per uso comune essendo stata scoperto nel 1865 il procedimento chimico per produrre quel colore e perciò non più di origine vegetale: «Il blu indaco, nella sua versione prima naturale e poi artificiale, ha contraddistinto e caratterizza tuttora i celebri bluejeans.

Il loro tessuto, che è un tipo di fustagno di cotone, era detto “tela di Nimes” da cui è scaturito il termine “Denim”. Era una tela da imballaggio commercializzata passando dal porto di Genova venendo chiamata il “Blue de Génes”, ovvero il “Blu di Genova, e da qui la parola blujeans». Nella pittura il protagonista è invece il blu oltremare ricavato dai lapislazzuli, una pietra semipreziosa estratta un tempo in sperdute miniere dell'Afghanistan, lungo l'antica “Via della seta”, e perciò molto costosa. Nei video precedenti Veronica Carpita introduce il tema dei colori e quindi si sofferma, in particolare, sul colore nero utilizzato dall'uomo sin dalla preistoria come vediamo nella famosa Grotta di Lascaux.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web