Gioco
La palestra in “fase due” tra distanze e sanificazioni
Viaggio nei centri fitness nel giorno della riapertura con nuove regole e divieti Pochi clienti, niente docce e aria condizionata, i corsi per ora sono sospesi
Tommaso Silvi / LIVORNO
Gel igienizzante, liquido sanificante, distanza di sicurezza e autocertificazione. Massima attenzione in ogni movimento. Non è la solita palestra. È vero. Ma non è nemmeno l’inferno. Anzi. Questione di abitudine.
D’altronde, non è un mistero: il coronavirus ha cambiato le nostre vite. Regole nuove. Anche nei centri fitness, che ieri hanno acceso di nuovo luci e macchinari dopo quasi tre mesi di chiusura totale. «Buongiorno», dice la ragazza alla reception della Numero Uno, in largo dei Valdesi, a due passi da via Verdi. L’accoglienza in palestra ha un nuovo simbolo: il flacone del gel igienizzante per le mani. Una spruzzata (obbligatoria) e via. Parte l’allenamento targato “fase due”. Attenzione, però. Prima c’è un altro rito. Anzi, tre.
«Innanzi tutto il cliente deve passare la tessera magnetica nel lettore, così da registrare l’ingresso. Poi – spiega Leonardo Bertini, titolare della Numero Uno –, deve leggere un foglio in cui abbiamo raccolto le norme fondamentali da osservare all’interno della struttura, e successivamente compilare un’autocertificazione. Il cliente dichiara di non avere febbre e di non essere sottoposto a regime di quarantena». Ora il “filtraggio” è completato. Via verso gli spogliatoi.
«Qui – prosegue Bertini – la distanza tra persone deve essere di almeno un metro. In accordo con la maggior parte delle palestre della città abbiamo deciso di non offrire i servizi doccia e aria condizionata, per ridurre il rischio di contagio».
Le scarpe con cui si sta in palestra devono essere diverse da quelle con cui si arriva e con cui si è camminato per strada. Una volta indossato l’abbigliamento sportivo, i vestiti vanno riposti nel borsone, che a sua volta deve essere sistemato in un armadietto chiuso. È il momento di fare l’ingresso in sala. I corsi, per ora, sono sospesi. «Stiamo organizzando una piattaforma virtuale per svolgerli online, esclusivamente per i nostri abbonati. A breve saremo pronti per partire», prosegue Leonardo Bertini. Nel primo giorno di apertura post-emergenza virus non c’è molta gente in palestra.
Lo stesso giorno di un anno fa, alla Numero Uno, alle 13 erano stati registrati oltre 150 ingressi. Ieri, alla solita ora, i clienti erano 59. Partiamo dal classico tapis roulant. Sono tutti vicini tra loro, come prima del virus. Cosa cambia? Che se ne può utilizzare uno ogni due. Perché durante l’allenamento la distanza tra persone deve essere di almeno due metri. Preso l’asciugamano - che dobbiamo obbligatoriamente portarci dietro - finiamo la sessione di corsa. Ma non prima di aver sanificato il macchinario che abbiamo utilizzato.
«È semplice – spiega Bertini –, basta prendere uno degli spray presenti in sala, strappare un pezzo di carta dall’apposito distributore e pulire le parti della macchina con cui siamo venuti a contatto. È necessario farlo con la massima cura».
Ed eccoci ai pesi. Ogni postazione è stata distanziata dall’altra, per rispettare la distanza anti-contagio. «Il nostro personale gira costantemente nella struttura, per controllare che tutti rispettino le regole. La prima impressione – racconta Bertini – è che la gente abbia capito. Ho notato grande rispetto delle norme».
Dalla Numero Uno, alla Salus Company, in via del Vigna. Due pilastri del fitness livornese, che insieme sfiorano i 5mila iscritti. Cambia la palestra, ma le regole sono le solite. Qui, addirittura, per entrare serve la prenotazione. «Ci siamo dotati di un’applicazione, accessibile da telefono cellulare, attraverso cui i clienti indicano il giorno e l’orario in cui vengono in palestra. Così abbiamo costantemente sotto controllo il numero delle persone all’interno del centro», dice il titolare della Salus, Paolo Orsini. Uomini e donne arrivano all’ingresso e quasi si fermano. Sanno che le regole sono cambiate. Ma aspettano che qualcuno, da dentro, spieghi loro come sono cambiate. «Posso entrare?», chiedono mentre sistemano il borsone sulla spalla. «In generale le persone si stanno comportando bene, stando attente a non creare assembramenti di alcun tipo», va avanti Orsini. C’è la musica di sottofondo, in sala, come quando il Covid era un mostro tutto cinese. Lontano dall’Italia. C’è la musica. Ma ora c’è anche il virus. E le cose cambiano. La doccia, dopo l’allenamento, si fa a casa. E ogni angolo della palestra viene pulito costantemente. I centri fitness riaprono. Ma il virus c’è. E si fa sentire. Stravolgendo le regole. Anche tra pesi e macchinari. —
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