Gioco
Mercatino del Venerdì in guanti e mascherina ma c’è aria di festa tra clienti e ambulanti
Entusiasmo alle stelle per questa prima giornata post lockdown del tradizionale appuntamento con lo shopping sui banchi
il debutto
Cristiana Grasso
Un piccolo incantesimo sembrava aver illuminato ieri mattina la zona dello stadio dove il primo il mercatino del venerdì post lockdown si è svolto in una atmosfera sospesa, di quasi bambinesca felicità, incredulità forse, perché questo seppur non straordinario evento ha sprigionato il gusto della magia e della vittoria contro il mostro se non sconfitto almeno beffato.
Dietro le mascherine, che tutti indossavano diligentemente si immaginavano i sorrisi. E gli occhi di tutti, commercianti e clienti, si spalancavano come quelli dei bambini nel paese dei balocchi. Certo, era solo un mercatino, il solito di sempre, magari con qualche seccatura in più per i clienti (igienizzarsi le mani e in certi casi indossare i guanti prima di avvicinarsi al banco, rispettare le distanze, aspettare i proprio turno se si forma una “fila”), magari con qualche banco in meno (in realtà su 244 iscritti se ne sono presentati circa 220, e alcuni dei banchi assenti sono in realtà in vendita). Eppure è stato un mercatino speciale, «e dopo questi mesi passati rinchiusi in casa è una cosa rara, un giorno all’aria aperta, a lavorare, tra la gente». Magia di bermuda, magliette e bikini “nuovi”, forse più preziosi perché per la prima volta nella nostra vita per mesi “vietati” se non con acquisti online.
E la “gente”, tanta ma distanziata anche grazie all’allargamento dello spazio centrale (le tavole sono state fatte montare partendo dal marciapiede così che si è recuperato un due, tre metri di “corridoio”), dimostra proprio che di questo rito sentiva la mancanza. Cinzia Gambogi è davvero felice, con il suo sacchetto in mano: «Finalmente, non vedevo l’ora. E che bellezza vedere che la gente si comporta con educazione e rispetto per gli altri, ho passato un’ora serena, e con la sensazione di un ritorno alla normalità».
Un’altra cliente, Anna DiRoca, non si vergogna a dire che si è emozionata: «Sì, sono commossa, ho rivisto tanti amici, anche commercianti, con questo sguardo speranzoso, sono contenta per loro e anche per me che anche se con mascherina e rispettando le regole mi sento finalmente libera».
E gli ambulanti? I rappresentati delle associazioni di categoria, Mario Mainardi (Fiva) e Andrea Briguglio (Anva) sono al settimo cielo. Anche perché hanno lavorato sodo per arrivare a questo giorno speciale, con il Comune, con la Polizia, Municipale, con i Vigili del Fuoco «e ringraziamo tutti, anche gli addetti ai lavori in corso accanto allo stadio che per farci riaprireal completo hanno coperto la buca del cantiere e la riapriranno per finire l’intervento».
Mainardi sta girando tra i colleghi per tutto il mercato per raccogliere i soldi della pubblicità, uscita anche su Il Tirreno, che ha influito parecchio sull’ottima affluenza in questa Santa Giulia di shopping ma anche di mare, sotto le tende si sente volare l’idea di tornare a fare orario lungo il primo venerdì del mese. «È passato anche il sindaco Luca Salvetti, era davvero soddisfatto, ottima la soluzione di allargare il corridoio».
All’appello del “debutto” del primo mercato dell’era covid alla fine hanno risposto quasi tutti, pochi posti vuoti, «e chi manca sono alcuni stranieri, perché sono rimasti bloccati a casa». Mancano anche quelli che non hanno un posto assegnato ma si presentano di settimana in settimana ai sorteggi perché per ora, in attesa di capire se il nuovo allestimento funziona davvero, i sorteggi sono stati sospesi. Paolo Cambi, storico ambulante del mercatino (40 anni più o meno sempre al solito posto) è contentissimo: «In questa settimana avevamo già fatto mercati in altre città. Questo è stato il migliore anche per come è stato organizzato. Poi qui la gente ha voglia di comprarsi cose nuove». Quindi niente effetto depressione da quarantena: «No, anzi. Le persone hanno davvero bisogno di farsi piccoli regali...» commenta Andrea Doccini, e le sue spardegne a 10 euro sono andate a ruba. Marianna Nocera è una veterana del mercato, vende capi firmati, sono professionisti dello stoccaggio: «Abbiamo venduto qualcosa anche se è chiaro che si va a rilento, il momento è quello che è. Per noi che vendiamo stock è stata molto dura perché quando tutto è stato chiuso avevamo da vendere l’invernale dei campionari e dei negozi. Un furgone pieno, caricato il 7 marzo. E niente, siamo andati a ricomprare roba da primavera estate, la merce invenduta per ora resta in magazzino». E un po’ tutti sono riusciti a riassortire l’offerta, lasciando a casa i capi invenduti «e speriamo nel prossimo anno». Giuditta Masi è un’altra storica ambulante del mercatino, sui 40 anni di presenze anche lei. Sciarpe, parei, foulard e ora anche mascherine. «Certo, non mi lamento, è andata bene... Però vedo anche tanta incertezza, la gente non sa bene se e dove andrà al mare, i parei si venderanno? Comunque sì, è stata una bella giornata. Si vede che le persone sono come frastornate dai colori, dalla vivacità del mercato, se lo godono come uno spettacolo».
C’è Valentina Scibetta tra jeans, magliette, giubbottini, moda primavera estate e clienti che come richiesto seguono tutte le procedure. «Veramente, è andata meglio di come si aspettassi - dice - sia dal punto delle vendite che da quello della organizzazione. Perché le persone sono state tutte corrette, tutti con la mascherina, tutti hanno seguito le regole della igienizzazione. C’è come una specie di reciproco rispetto, una complicità nel voler vincere questa battaglia. E poi - racconta - abbiamo venduto abbastanza, dopo mesi con il solito pigiama è logico che la gente voglia rinnovare un po’ il guardaroba, e a prezzi bassi».
Rinnovare, e la parola restituisce il senso di questo piacere per lo shopping da mercato ritrovato. Per portarsi a casa cose nuove, a prezzi ragionevoli, scelte tra tante, scelte con cura. Nostalgia inevitabile per quel “rufolare” nei mucchi di vestiti ammassati in venti davanti al banco (ci vorrà molto tempo prima di poter riprovare quel brivido), un po’ di goffaggine nel gestire mascherina e guanti, igienizzarsi le mani a ogni stop, schizzare lontano se ci si accorge di essere troppo vicini e aspettare pazientemente che ci sia il via libera. Ma anche tanto sollievo nel ritrovarsi di nuovo qui, rapiti da un effimero svago, come (o quasi come) prima che l’incubo spegnesse le luci e ci mettesse tutti in tuta e ciabatte. —
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