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Detenuto si rifiuta di rientrare in cella e aggredisce gli agenti: in tre all'ospedale
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L'ingresso del carcere delle Sughere (foto d'archivio)Livorno, è accaduto alle Sughere nella mattinata del 23 maggio. La denuncia del Sappe: "Sono stati dimessi con 7 e 10 giorni di prognosi"
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LIVORNO. Giornata di follia e violenza nel carcere delle Sughere, con tre agenti della polizia penitenziaria rimasti feriti e trasportati in ospedale. Lo denuncia il sindacato Sappe. "Attorno alle 9 del 23 maggio un detenuto italiano sottoposto al regime di sorveglianza particolare previsto dall’articolo 14bis dell’ordinamento penitenziario ristretto nel reparto As2 - spiega in una nota il segretario generale Donato Capece - al rientro dal locale passeggi si rifiutava di rientrare in cella, avanzando richieste che non potevano essere soddisfatte. Il personale di polizia, dopo averlo invitato più volte a fare rientro, è stato aggredito. I colleghi per cercare di contenerlo hanno riportato contusioni varie ed ematomi. Tre di loro sono stati trasportati al pronto soccorso e dimessi con prognosi due di sette e il terzo di dieci giorni".
"Dove sono ora quelli che rivendicano ad ogni piè sospinto più diritti e più attenzione per i criminali, ma si scordano sistematicamente dei servitori dello Stato, come gli agenti di polizia penitenziaria e gli appartenenti alle forze dell’ordine, che ogni giorno rischiano la vita per la salvaguardia delle istituzioni?”, si chiede provocatoriamente il Sindacato autonomo polizia penitenziaria.
Capece denuncia che “il detenuto protagonista della folle violenza si era già reso protagonista di deprecabili comportamenti finalizzati ad alterare l’ordine e la sicurezza interna e proprio per questo, in settimana, avevamo chiesto il suo allontamento da Livorno". Per il Sappe, che esprime solidarità e vicinanza ai colleghi in servizio alle Sughere, “quel che è accaduto, di una violenza inaccettabile, ci ricorda per l'ennesima volta quanto sia pericoloso lavorare in un penitenziario. Rinnoviamo, alla luce del grave fatto accaduto alle Sughere, la richiesta di un incontro con i vertici del ministero della Giustizia e dell’amministrazione penitenziaria per affrontare gli eventuali interventi da adottare, come ad esempio proprio il trasferimento dei detenuti violenti”.
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