Il Tirreno

Livorno

Assembramenti, il colonnello dei carabinieri fa un appello ai giovani: «Siate responsabili, non state in gruppo»

Stefano Taglione
Giovani in piazza Attias (foto Dario Marzi)
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Giovani in piazza Attias (foto Dario Marzi)

Livorno, il comandante provinciale Massimiliano Sole annuncia più controlli: «C’è un grande equivoco, non siamo tornati alla normalità»

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LIVORNO. «La fine della quarantena ha generato un grande equivoco, soprattutto nei giovani. Per mesi siamo stati chiusi in casa e ora i ragazzi escono e tendono a fare comitiva. Ma non si può ancora. Devono capirlo e dobbiamo sensibilizzare i genitori per far comprendere che così rischiamo di vanificare i grossissimi sacrifici fatti finora. Bisogna mantenere il distanziamento sociale di un metro e, laddove non sia possibile, indossare la mascherina. Ognuno faccia la propria parte e presto ne usciremo».

A parlare è il colonnello Massimiliano Sole, comandante provinciale dei carabinieri di Livorno. A suo giudizio – come dichiarato due giorni fa al Tirreno dal questore Lorenzo Suraci – in città negli ultimi giorni è un fiorire di assembramenti. E ora il rischio – anche nella nostra città, dove i contagi per fortuna sono sempre rimasti più contenuti che altrove – è che la riapertura porti le persone a mettere in pericolo la propria incolumità, agevolando la diffusione del Covid-19.

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Colonnello, il rischio è duplice. Da una parte gli assembramenti rischiano di agevolare la diffusione del virus, dall’altra sanzionando i commercianti e in generale i cittadini c’è il pericolo di metterli in ginocchio. Come bisogna comportarsi?

«Siamo consapevoli dei problemi. Spero nel senso di responsabilità delle persone, che vanno però sensibilizzate maggiormente: gli esercenti quanto i genitori dei ragazzi. Bisogna osservare le regole, perché il virus non è sconfitto. Lo faremo con controlli ad hoc e applicheremo la leggi in maniera rigorosa. L’auspicio è non multare nessuno, visto che le risorse economiche dei cittadini sono già state messe a dura prova dalla quarantena».

Quindi come farete?

«Le nostre pattuglie avranno il compito primario di comunicare i giusti comportamenti. Vedo molti giovani che fanno gruppo, spesso senza mascherine. Non va bene, rischiamo di compromettere i sacrifici fatti finora. I carabinieri hanno il mandato di fare il più possibile persuasione e prevenzione, ma di fronte a trasgressioni palesi, evidenti e coriacee è chiaro che in maniera rigorosa, così come indicato dal Governo e dal prefetto Gianfranco Tomao, applicheremo le sanzioni».

È importante sensibilizzare anche i genitori, visto che sono spesso i giovani ad assembrarsi sul lungomare o fuori dai locali.

«Certamente. E noi ci rivolgiamo anche a loro affinché spieghino ai figli i comportamenti corretti. Dopo mesi di quarantena la voglia di stare insieme si moltiplica. Ma ancora non possiamo farlo. Bisogna aspettare il completo ritorno alla normalità, che non è ancora arrivato. Ripeto: con la fine del “lockdown”, soprattutto nei ragazzi, si è generato un grosso equivoco».

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Quale?

«Che si possa fare ciò che si era abituati a fare prima. Ma è sbagliato»

Nei luoghi della movida qual è la responsabilità degli esercenti?

È una responsabilità importante, ma noi non vorremmo fare sanzioni, specie nei loro confronti. Sappiamo quanto siano in difficoltà. Chiedo solo una mano. Con i cartelli, ad esempio, possono far capire ai clienti come vivere la movida in modo corretto: a un metro di distanza, usando le mascherine e il gel. Così torneremo alla normalità. Fra l’altro, agevolando il nostro lavoro, nessuno potrà mai imputare loro alcuna responsabilità sugli eventuali assembramenti, visto che loro stessi li disincentiverebbero».

Nei prossimi giorni partiranno i controlli?

«Sì. Faremo prevenzione spiegando come ci si deve comportare, perché dobbiamo fare in modo di non far risalire i contagi. Il picco di nuovi positivi che c’è stato due giorni fa in Toscana indica che la riapertura non è stata vissuta correttamente. Ora osserviamo le regole: solo così ne usciremo, tornando alla normalità. Lo auspichiamo tutti. Noi in primis». —
 

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