Il Tirreno

Livorno

In palcoscenico ma da soli e per la lirica è un disastro

Cristiana Grasso

Per gli allestimenti di gruppo, dall’opera all’operetta, ma anche per i cori si prospettano tempi ancora più bui che per altri generi di rappresentazioni

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LIVORNO

Il danno economico, certo, soprattutto per chi di spettacolo, arte, cultura vive. Ma per tutti gli artisti, anche per chi può comunque contare su una pensione, su un altro lavoro, su una rendita, questo dover star lontani dalle scene è un po’ come un esilio, una punizione, una privazione non solo materiale ma dello spirito. Certo, la maggior parte di chi ha dovuto smettere di lavorare in questo periodo si è sentito spaesato, senso di identità che barcolla, l’ansia di non poter avere risposte, prospettive, progetti.

Ma la gente di spettacolo si sente ancor più sballottata nella tempesta dell’incertezza perché teme che ancora una volta la cultura venga per ultima o per molto tempo ancora non venga proprio più, non compaia nell’elenco delle priorità. Cercano di essere ottimisti le donne e gli uomini dello spettacolo, si inventano opere dedicate proprio a questo incredibile e drammatico periodo che stiamo vivendo, cercano di spostare online la loro energian ela loro creatività. Ma il palcoscenico manca, manca il calore del pubblico e dei colleghi. E per la lirica, per i cori, per le produzioni teatrali chissà quando questo calore potrà sprigionarsi di nuovo, imprigionato per ora e chissà quanto a lungo dalle misure di distanziamento che valgono anche sul palco... (segue) —

Cristiana Grasso

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di Redazione web