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"E quindi uscimmo a riveder la gente": è il romanzo-diario della quarantena
Livorno, dai post su Facebook al primo volume di narrativa italiano sul lockdown: l’ha scritto Gabriele Di Luca
LIVORNO. Gabriele Di Luca nasce a Livorno nel 1967. Studia a Bologna, si laurea in filosofia, trascorre due anni in Germania e infine si trasferisce in Alto Adige, dove tutt’oggi vive e lavora come insegnante; collaborando inoltre con alcuni giornali locali. Gabriele ha stabilito un piccolo record: è l’autore del primo libro pubblicato sul territorio italiano con tematiche relative al periodo di lockdown. “E quindi uscimmo a riveder la gente”, questo il titolo, di un progetto molto originale, elaborato, in parte casualmente, tra le mura di casa, in isolamento. «All’inizio - racconta Di Luca - pensai: visto che avrò un sacco di tempo libero, voglio approfittarne per recuperare tutto quello che non sono riuscito a leggere finora, per esempio.
Poi ho visto che, in realtà, non combinavo nulla». Ed ecco che arriva in soccorso la scrittura. «Ho deciso di proporre una specie di decalogo, scrivere 10 punti su Facebook, ogni giorno. Pensieri, osservazioni che riflettessero la situazione, prendendo spunto da ogni dove: frasi smozzicate intercettate nella rete, brandelli di notizie, spigolature letterarie, insomma, spunti che facessero pensare. Pubblicavo tutti i giorni, verso le 18. E ben presto mi sono accorto che intorno a questo materiale si era raccolta con affetto una piccola comunità di persone. Sono loro che mi hanno spinto ad andare avanti.
E dalla singola frase, dal singolo appunto magari aforismatico, la scrittura ha cominciato a prendere quota, a gonfiarsi, stimolando la ricerca stilistica, rendendo il linguaggio più corposo e meditato. Presupposti per realizzare qualcosa di diverso rispetto a un semplice diario online». Tra gli attenti lettori del pomeriggio c’è anche Aldo Mazza, direttore delle edizioni Alpha Beta Verlag di Merano, che incita Gabriele a proseguire, prospettando la possibilità di dare vita ad un libro sulla quarantena. «Ho iniziato a scrivere dopo l’undici marzo, e dopo un mese ho capito di aver raggiunto la massa critica che mi serviva grazie a due circostanze fortunate: il passaggio alla fase due, e la Pasqua, simbolo di resurrezione, di rinascita. Allora ho scritto un epilogo, e un prologo (senza pubblicarli su Facebook), e in meno di un mese è uscito il volume».
Un’opera apparentemente senza trama, una sorta di Zibaldone, ma fino ad un certo punto. «Un giorno “dalla penna” è uscito, quasi per miracolo, un personaggio fittizio, l'avvocato Augusto Nicotra, che è da subito entrato nel cuore della gente. E mi ha permesso di passare in maniera naturale al genere romanzesco». Di Luca tiene anche a sottolineare l’importanza del sottotitolo, “Diario dalla Grande Reclusione”. «Riporta alle mente capitoli fondamentali della storia, come la Grande Guerra, o la Grande Depressione: tutti eventi che hanno segnato in profondità il nostro tempo. L’idea è stata riprendere gli avvenimenti in diretta, guardandoli però in un'ottica già postuma. La pagina stampata ha così sostituito quella virtuale. Il libro sarà così custode di una memoria a lunga gittata». Un passaggio editoriale felice, una pennellata d’azzurro su un qua dro troppo grigio per essere vero. «La cosa più frustrante - conclude Di Luca - è stata non poter incontrare i miei affetti; per esempio i miei genitori a Livorno. Non poter far nulla per loro. Così come aver avuto difficoltà per vedere i miei figli, che vivono a Bressanone, 40 chilometri da casa mia. Un isolamento durissimo da accettare». —
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