Gioco
Si è spento a 93 anni Ciro Coppola: aveva fatto riscoprire i giochi dei nonni
Quando era andato in pensione aveva iniziato a divulgare nelle scuole e in tante iniziative del Comune gli antichi passatempi di anteguerra: da ghiné al “diabolo”, dalle trottole ai carretti con i cuscinetti
LIVORNO. Se ne è andato appena prima di spegnere la 93ª candelina sulla torta di compleanno. Lui è Ciro Coppola e il suo nome per tanti livornesi è legato al piccolo grande miracolo che aveva compiuto quando era andato in pensione: la riscoperta di come giocavano i nostri nonni. Senza mettersi a teorizzare ma proprio buttandosi in mezzo ai ragazzini perché alla Terrazza, nei parchi o negli stabilimenti balneari si “tuffassero” dentro la gioia spensierata di generazioni lontane che si divertivano con due legnetti e un po’di nulla.
Era stato Coppola – è il racconto di Otello Chelli, cultore delle radici popolari labroniche – a «tirar fuori dal cilindro dei ricordi trottola, ghiné e carretti a sfera, presentando questi due strumenti preziosi dello svago “preistorico” dei livornesi in tutte le scuole». E se Aldo Santini, celebre inviato speciale, diceva che «tornare indietro di settant’anni è vertiginoso e dolcissimo: mi torna subito a mente il gesto del lanciatore di ghiné che anticipava quello del baseball»,. Chelli invece rievocando il libro “Livorno 1930-1960, giochi poveri e semplici svaghi”, scritto dallo studioso Ugo Canessa (e presentato nel 2005 alla Bottega del Caffè) spiega che non poteva esserci posto migliore del cuore della Venezia per celebrare i giochi antichi: era lì che si disputavano «le disfide più appassionanti di ghiné e trottola», era lì che «le “zebe” date sulla cuspide della trottola di chi veniva sconfitto, ti davano nel cuore una soddisfazione che i marchingegni elettronici non riusciranno mai a dare».
C’era ovviamente anche “nonno” Ciro, che già da anni era diventato un personaggio cult per tanti ragazzi e ragazze: nel corso degli anni aveva collaborato con il Comune di Livorno per numerose iniziative, era stato in scuole, mostre, feste e sagre. Era stato grazie a quell’uomo, arrivato da Ercolano e diventato livornese doc, che avevano ritrovato il fascino di giochi che nessun altro aveva avuto l’ardire di riportare alla memoria. Come quell’estate che ai bagni Fiume, nel gabbione del calcetto, si mise in testa di “resuscitare” in concreto la memoria della trottola e del ghiné: quest’ultimo – a Firenze lo chiamavo lippa o ciribè – era una sorta di “autobaseball” fatto senza lanciatore e con un legnetto al posto della pallina, con la mazza bisognava colpirlo al volo, dopo averlo fatto alzare in aria con un primo colpo, così da scagliarlo lontano il più possibile.
Ciro Coppola è stato un collezionista di giochi antichi e, al tempo stesso, per non rinchiudere la passione in un fatto privato, l’aveva utilizzato per divulgarne il fascino. Come il “cerchio”, una circonferenza di metallo da far ruotare su sé stessa quanto più possibile; come il “diabolo” fatto di una coppia di asticelle collegate mediante un filo che servono a lanciare in cielo una specie di “clessidra” di legno da riprendere al volo. E poi il campionario di trottole fatte anche con un guscio di noce e un fiammifero, ma anche il fucilino che “sparava” gommini grazie a un “nasino” da bucato. Senza contare i carretti con la capacità di sterzare grazie al fatto che la coppia di cuscinetti a sfera nella parte anteriore erano montati all’estremità di una tavoletta di legno da tirare a destra o a sinistra con lo spago: magari per venir giù da Montenero, che fortunatamente non aveva il traffico di adesso… —
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