Gioco
Se i bagni Fiume non apriranno quest’estate i Neri potrebbero perdere la concessione
Il codice della Navigazione prevede che il Comune possa avviare il procedimento. E spunta l’ipotesi che per un anno i cancelli siano aperti a tutti
la situazione
Gianni Tacchi
Il rischio c’è, è concreto. Quest’anno i Bagni Fiume stanno valutando l'ipotesi di non aprire, come spiegato ieri al Tirreno da Armando Neri, uno dei soci dello storico stabilimento balneare, che da poco ha tagliato il traguardo del secolo di vita. I problemi sono diversi, dai protocolli difficili da rispettare fino alla questione delle responsabilità in caso di contagio, passando per lo stop forzato ai lavori di manutenzione negli ultimi due mesi. Ma cosa potrebbe comportare la chiusura estiva dei Fiume?
Di recente le concessioni demaniali degli stabilimenti balneari sono state prorogate al 2033 e tra gli obblighi del gestore c’è “l’uso continuato” della struttura, che però in questo caso resterebbe chiusa.
Ecco, il mancato “uso continuato” nel periodo fissato - come stabilisce l’articolo 47 del Codice della navigazione - potrebbe portare l’amministrazione comunale ad avviare un procedimento di decadenza della concessione stessa. Per essere chiari: gli attuali soci - una parte della famiglia Neri - potrebbero perdere il diritto alla concessione.
Il condizionale, chiaramente, è d’obbligo.
possibile una proroga
È chiaro però che ci troviamo davanti a un quadro senza precedenti, una situazione di emergenza da valutare sotto ogni punto di vista, anche perché tra marzo e maggio non è stato possibile procedere con la manutenzione.
Insomma, c’è una causa di forza maggiore chiamata Covid 19 e l’amministrazione comunale potrebbe concedere una proroga al concessionario dei Bagni Fiume, come previsto sempre dal Codice della navigazione.
Tutto senza dimenticare che lo spirito di collaborazione tra le parti, già emerso negli ultimi giorni con incontri e richieste da portare alla Regione, non fa certo pensare a un iter finalizzato alla decadenza della concessione demaniale.
ipotesi spiaggia libera ai fiume
Naturalmente la famiglia Neri sta facendo una serie di valutazioni: la distanza di 3,2 metri fra un ombrellone e l’altro ha creato perplessità ovunque, a maggior ragione in una realtà come Livorno dove gli stabilimenti sono sul cemento e non sulla spiaggia.
Così nell’ambiente dei balneari prende sempre più forza l’ipotesi - in caso di non apertura dello stabilimento balneare - di lasciare comunque i cancelli aperti per consentire alle persone di raggiungere il mare, trasformando così una parte della struttura in una sorta di spiaggia libera.
salvetti torna alla carica
Nel frattempo il sindaco Luca Salvetti - alla luce della situazione dei Fiume ma in realtà di tutti gli stabilimenti balneari di Livorno, visto che i problemi sono più o meno gli stessi - ha ribadito che porterà nuovamente il caso della nostra città all’attenzione della Regione.
«Con i gestori abbiamo avviato un percorso per facilitare il loro lavoro - dice Salvetti al Tirreno - da parte della Regione si sta valutando di dare respiro a questo tipo di strutture, ma ci sono restrizioni che vanno comunque rispettate. Intanto la possibilità di aprire è stata portata dal 1° giugno al 18 maggio, poi potrebbe essere concessa la chiusura posticipata rispetto alle altre stagioni».
il rischio: l’assalto agli scogli
Ma il rischio è che, con la chiusura di uno stabilimento da migliaia di abbonati come i Bagni Fiume, e con il taglio degli ombrelloni sugli altri bagni, il Romito venga preso d’assalto quotidianamente, soprattutto dai più giovani.
«Livorno è una città di 160mila abitanti che è tornata a vivere, a lavorare - ha aggiunto Salvetti - e noi, come qualsiasi amministrazione comunale, non siamo nelle condizioni di poter controllare tutti. I controlli si fanno e si faranno, tanto che a breve avremo un incontro con la Capitaneria di porto, ma a questo punto tocca soprattutto al buonsenso e all’intelligenza delle persone. Il Romito? Sui controlli sulla costa sono d’accordo con il presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro: anche schierando l’esercito è impossibile contingentare l’accesso». —
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