Gioco
Pronti ad andare in scena quando il sipario è calato
Non solo danni economici ma anche la frustrazione per mesi di lavoro andati perduti e la paura di non poter più tornare a fare ciò che si ama
LIVORNO
C’è chi aveva pronto lo spettacolo che sognava da anni di portare in scena, chi doveva andare in giro per l’Italia e aveva passato un anno a organizzare festival, rassegne, laboratori. Chi aveva progetti che finalmente erano usciti dal cassetto e avevano infilato la strada giusta. O anche tutte queste prospettive insieme che giorno dopo giorno, dai primi iincertoi allarmi all’emergenza pandemia, si sono dissolte nell’angoscia. Perché se per molti degli operatori del mondo dello spettacolo, artisti e tecnici, il danno covid è sostanzialmente economico per tutti la ferita è anche psicologica. Mestieri che si amano questi, dal’attore al tecnico del suono, e la pandemia ha tolto a un mondo che vie di emozioni e realazioni l’oggetto del suo amore. Così, al di là delle spesso davvero drammatiche difficoltà economiche di chi comunque “vive” di questo lavoro (il lavoro nel mondo dellospettacolo) grava pesante sullo spirito di questa gente la tristezza, il rimpianto per quello che non si è potuto fare (l’emergenza è scattata nel mezzo della stagione), il senso di frustrazione per tutta l’energia e la creatività messe nel creare qualcosa di unico, operazione collettiva ed empatica, la tensione per il debutto, la speranza di un successo. Tutto da rinviare, ma comunque non sarà più la stessa cosa. — (segue)
Cristiana Grasso
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