Gioco
I Pancaldi taglieranno almeno 400 ombrelloni «L’alternativa è toglierli tutti e dare solo lettini»
La delusione del patron Giorgio Bonaventura: «Non sappiamo come fare con i clienti, l’unico modo per confermare tutti è rinunciare all’ombra»
a colloquio
Giulio Corsi
Giorgio Bonaventura, patron dei Pancaldi: allora, si riparte?
«Non lo so, non mi sembra la maniera giusta di iniziare».
Perché?
«Le disposizioni sono rimaste quelle del ministero: non sono state considerate le peculiarità dei bagni livornesi, che non sono spiagge ma piattaforme sull’acqua. Le relazioni che abbiamo fornito a sindaco e Regione sono state ignorate».
Ma l’ipotesi dei 5 metri tra un ombrellone all’altro è stata cancellata e la distanza è stata ridotta.
«Con 5 metri di distanza non avremmo neanche aperto. Ora si prevede che ad ogni ombrellone dovranno essere destinati 10 metri quadrati, significa una distanza di 3,3 metri tra un ombrellone e l’altro. Non si capisce perché al ristorante debba esserci un metro tra le persone, nelle spiagge libere pure, e da noi 3 metri. Sinceramente voglio vedere come faranno a Castiglioncello».
Se non cambieranno ancora le regole dovrete tagliare molti ombrelloni...
«Bisognerà rinunciare a quasi due terzi dei clienti che non prendendo l’ombrellone probabilmente non prenderanno nemmeno la cabina».
Quanti ombrelloni avevate nel 2019?
«Circa 920».
A quanto scenderete?
«Non lo so, forse sotto 500, abbiamo chiamato un geometra, si sta valutando. In cuor mio speravo che rimanesse tutto come l'anno scorso, coi corridoi per andare al mare e sulle scalette: poteva andar bene».
Ai clienti cosa state dicendo?
«Diciamo di aspettare».
Neanche le prenotazioni prendete?
«Non si possono imbrogliare le persone dicendo che ci sarà posto, né rendere soldi, perché nelle caparre c’è l'Iva, che per i bagni è il 22%, che è tanto: è per questo che i prezzi sono alti».
A proposito, che tariffe farete?
«Resteranno invariate rispetto all’anno scorso. Dico subito che noi andremo in perdita sicura: già l’anno scorso abbiamo preso la batosta degli stalli blù che ci ha fatto perdere la clientela della mattina, le persone anziane non sono più venute. Non è giusto: è vero che tra gli stabilimenti a Livorno non c’è concorrenza poiché abbiamo una clientela affezionata, ma non capisco perché da noi devono pagare l’obolo del parcheggio e ad altri bagni no. È un po’ quello che succede alla Baracchina Bianca e alla Baracchina Rossa. Abbiamo fatto ricorso al Tar, non c'hanno nemmeno risposto. Aggiungo, tanto per gradire, che dovremo pagare anche 68mila euro di Tari e 22mila di Imu».
Dovrà dire di no a oltre 400 clienti affezionati: su che base sceglierà?
«Questo è un problema grosso, cosa faccio: tiro a sorte? faccio un giorno sì e uno no? Comunque agiremo, la clientela sarà arrabbiata con noi».
Non c’è via d’uscita?
«Noi confidiamo ancora in un ripensamento della Regione, sennò ci sarebbe una terza opzione».
Quale?
«Potremmo non mettere gli ombrelloni, ma solo i lettini, che possono stare a un metro e mezzo. In questo modo ogni cliente sarebbe confermato: la gente è affezionata al proprio posto, così tutti potrebbero ritrovarlo. È giusto che si sappia che con gli ombrelloni a tre metri nessuno potrà averlo confermato il suo vecchio posto».
Ma è impossibile stare tutto il giorno sul lettino senza ombrellone...
«Capisco, comunque sui lettini ci sono i copritesta. E poi abbiamo tanti tendaggi, staranno sotto le tende, mi dispiace, ma non è colpa nostra».
La piscina aprirà?
«Sì, abbiamo terminato anche i lavori. Vogliono il cloro all’ 1.5%, l'anno scorso se andava oltre l’1% ci facevano chiudere la vasca. Chi farà il bagno uscirà con gli occhi rossi, lo sanno. Anche questo dimostra il modo in cui hanno dato le disposizioni».
E il gabbione?
«Il gabbione, come le zone dei bimbi, non si potrà aprire: lo posso capire perché c'è contatto tra persone, il sudore...».
Fra quanto aprirete?
«Ci vorranno almeno 20 giorni per essere pronti. Ci hanno bloccato i lavori per due mesi e da un giorno all’altro ci dicono “domani aprite”. Qui non è che si mettono i pali in terra come sulla rena, c'è il cemento armato sotto, ci vuole tempo». —
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